Sabato 04 Febbraio 2012

L'ex primario «taroccava i dati
per farsi bello coi pazienti»

Novantasei cartelle cliniche alterate per lo più tra il 2008 e il 2010, dove il visus, l'acutezza visiva del paziente, veniva – secondo l'accusa – artificiosamente ribassato prima dell'intervento. A che scopo? Il pm Giancarlo Mancusi sospetta che fosse duplice la motivazione di Stefano Zenoni, 56 anni, ex primario di Oculistica dei Riuniti, dimessosi il 26 gennaio, sei giorni prima che il gip Bianca Maria Bianchi gli notificasse i provvedimenti di sospensione da dirigente dell'unità operativa dell'ospedale e divieto di esercitare la professione medica per due mesi.

Il primo: farsi bello con gli assistiti, mostrando – a operazione avvenuta – un significativo incremento del visus. Il secondo: ridurre le responsabilità dei medici nel caso l'intervento non fosse perfettamente riuscito; partendo infatti da un indice di acutezza visiva basso, si poteva far credere al paziente che comunque il danno era stato limitato.

C'è un episodio del 2003, in cui - stando alle contestazioni - un uomo affetto da cataratta, grazie ai magheggi con le cifre, sarebbe stato indotto a sottoporsi a intervento, nonostante avesse un visus di 9/10. E per questo motivo, oltre al falso materiale, Zenoni ha rimediato anche l'accusa di violenza privata (per aver costretto il paziente a operarsi) e lesioni personali (per l'intervento forzato).

L'indagato, assistito dall'avvocato Pietro Biancato, si difende sostenendo che c'è una perizia calligrafica a seminare dubbi sul fatto che sia stato il professore a modificare le cartelle. Ma, ribatte il pm, è lo stesso professore che avrebbe esercitato pressioni su almeno 5 sottoposti perché alterassero la documentazione clinica (anche qui è contestata la violenza privata).

È ampia la collezione di capi di imputazione nei confronti dell'ex primario, per il quale il pm aveva chiesto l'arresto. Il reato più grave è la concussione, perché – per l'accusa – Zenoni, dopo gli interventi, avrebbe dirottato i pazienti nel suo studio privato, senza comunicare che avrebbero avuto diritto a una visita di controllo gratuita in un struttura pubblica.

Tredici i casi contestati, compreso quello della figlioletta della donna che, denunciando alla direzione sanitaria dei Riuniti, nel marzo 2010 aveva dato il la all'inchiesta. Per la difesa, la procedura era invece regolare. Il paziente tornava per il controllo dal medico curante che l'aveva indirizzato ai Riuniti. Logico, sostiene l'avvocato Biancato, che gli assistiti privati di Zenoni si rivolgessero a lui dopo l'operazione.

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a.ceresoli

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