L’imam arrestato non risponde al gip Finirà in carcere di massima sicurezza

L’imam arrestato non risponde al gip
Finirà in carcere di massima sicurezza

Dove, esattamente, sarà trasferito, ancora non è stato deciso. Ma una cosa è certa: l’imam della moschea di Zingonia Hafiz Muhammad Zulkifar, arrestato all’alba di venerdì nella sua casa di Pognano con l’accusa di terrorismo, dovrà presto lasciare la casa circondariale di via Gleno a Bergamo - dove si trova in isolamento dal momento dell’arresto - per essere trasferito in un carcere di massima sicurezza.

«Sarà purtroppo inevitabile - conferma il difensore del pakistano, l’avvocato Omar Massimo Hegazi - per via del reato che gli viene contestato, vale a dire il terrorismo internazionale».

Alle 16 di lunedì 27 aprile Zulkifal è comparso davanti al gip Bianca Maria Bianchi per l’interrogatorio di garanzia in carcere, ma il quarantaduenne si è avvalso della facoltà di non rispondere. Entro questa settimana il gip titolare dell’inchiesta, Giorgio Altieri del tribunale di Cagliari, si esprimerà sulla convalida del fermo e deciderà la misura cautelare (ieri il giudice di Bergamo si è limitato, come previsto dalla legge, all’interrogatorio di convalida, mentre gli altri passaggi spettano al suo collega titolare): in via Gleno dovrebbe arrivare anche il pm sardo titolare dell’inchiesta, Danilo Tronci, che col gip sta sentendo, in questi giorni in giro per l’Italia, i vari arrestati (in tutto sono dieci).

L’arresto di Zulkifal

L’arresto di Zulkifal

Resta da capire, però, se ci sarà prima il trasferimento di Zulkifal in una struttura carceraria di massima sicurezza (sono tutte fuori dalla Lombardia). Ieri pomeriggio, dopo circa venti minuti, concluse le formalità di rito, l’imam è stato riaccompagnato nella sua cella d’isolamento. Ha chiesto di poter avere un Corano e un tappeto per pregare. «In merito alle accuse - spiega il difensore, che nei prossimi giorni si recherà a Cagliari per poter visionare i faldoni dell’indagine -, si è detto del tutto estraneo. È preoccupato per la famiglia. Quando la polizia è arrivata a casa sua, non sospettava minimamente che l’avrebbero accusato di terrorismo.


Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola martedì 28 aprile 2015

© RIPRODUZIONE RISERVATA