«Lui mi sparò», ma non è vero
Condannato un imprenditore

Da vittima di un tentato omicidio a condannato (seppur in primo grado) per calunnia nei confronti dell’uomo che, in un primo momento, lui stesso aveva indicato come responsabile.

Protagonista della vicenda è Ernesto Galli, 54 anni, di Sant’Omobono, ora residente fuori provincia. Il 6 luglio del 2008 si trovava in casa sua, in via alle Fonti 43, a Sant’Omobono, quando verso le 20 ricevette la visita dei sicari: due persone avevano fatto irruzione nell’appartamento, inizialmente pretendendo del denaro da lui. Galli aveva risposto loro di andarsene, ma uno dei due estrasse una pistola calibro 7,65. Galli fu colpito al torace, ma se la cavò. La pistola dei sicari poi si inceppò, costringendoli alla fuga.

Secondo le contestazioni, Galli avrebbe accusato del suo ferimento, pur sapendolo innocente, Ruggiero Piazzolla, quarantottenne di Limbiate (Milano) che tempo prima aveva reclamato soldi da lui. Piazzolla però è stato prosciolto dalle accuse e – assistito dall’avvocato Luca Pagano, del Foro di Milano – ha denunciato Galli per calunnia. Il pm Letizia Ruggeri aveva chiesto l’archiviazione per Galli, perché convinta della mancanza di dolo da parte dell’imprenditore valdimagnino nel riconoscere erroneamente Piazzolla.

In ospedale ai carabinieri Galli aveva detto di non di aver riconosciuto gli aggressori. Qualche tempo dopo aveva fatto il nome di Piazzolla. Il milanese finì in cella per 20 giorni, continuando a sostenere di essere innocente. Lo era davvero. Il 24 marzo 2009 il gup Bianca Maria Bianchi, rigettando la richiesta di condanna del pm Ruggeri, lo aveva assolto per non aver commesso il fatto, sentenza passata in giudicato e in virtù della quale l’uomo ha ottenuto un risarcimento per ingiusta detenzione.

Due anni dopo sono stati arrestati (e successivamente condannati) i quattro veri protagonisti dell’agguato: Rubens Bigi, 53 anni, di Reggio Emilia, l’uomo che aveva premuto il grilletto; Antonino Lena, 64, di Genova, che aveva partecipato al raid; Rudi Fornai, 49, di Alessandria, che aveva messo in contatto i due con il presunto mandante, Giampaolo Consolandi, 39, di Bergamo, debitore di 50 mila euro nei confronti di Galli.

Piazzolla, intanto, aveva provveduto a denunciare per calunnia l’imprenditore di Sant’Omobono, sostenendo di essere stato accusato in maniera proditoria. Il giudice Massimiliano Magliacani gli ha dato ragione, condannando in primo grado Galli a due anni di reclusione e a pagare alla parte offesa un risarcimento di 36 mila euro. Fatta salva la possibilità per la difesa dell’imputato di ricorrere in appello.

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