Lunedì gli studenti tornano in classe
Il saluto della Graziani: scuola più stabile

Sono 171.605 gli studenti delle scuole bergamasche di ogni ordine e grado, statali e paritarie, che da lunedì 14 settembre torneranno in classe.

Patrizia Graziani, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo, invia il messaggio di saluto d’inizio anno scolastico 2015/2016.

Ecco il testo
«Porgo a tutti voi con entusiasmo il mio saluto all’inizio di questo nuovo anno scolastico 2015/2016, che segna l’avvio di vari cambiamenti nel sistema di istruzione e formazione del nostro Paese. Molto di quanto contenuto nel provvedimento “La Buona Scuola” è già prassi consolidata negli istituti bergamaschi, che in questi mesi hanno partecipato alla consultazione nazionale con positivo slancio e senso di responsabilità. Avanti dunque sulla strada dell’innovazione!

Un grazie di cuore va ai dirigenti scolastici, ai docenti e a tutto il personale della scuola bergamasca, per l’elevata professionalità e lo spirito di servizio dimostrati anche in questa importante e delicata fase di riorganizzazione per una scuola di qualità. Un grazie a tutto l’associazionismo dei genitori, al mondo produttivo e del terzo settore, ai rappresentanti delle amministrazioni, alle organizzazioni sindacali: a tutti quanti in terra orobica ogni giorno lavorano e spendono le proprie energie nella Scuola e per la Scuola, grande opportunità di futuro per i nostri bambini e ragazzi.

Proprio i nostri studenti hanno partecipato al confronto in tema di politica scolastica, mostrando vari punti di vista, portando avanti molte idee e spunti. Tante voci diverse sono state in grado di esprimersi insieme, mostrando la volontà costruttiva, l’impegno e la serietà alla base della partecipazione studentesca bergamasca.

Ai nastri di partenza c’è una scuola più stabile e con chiari punti di riferimento: avere la quasi totalità degli istituti guidati da dirigenti titolari ha permesso di porre fine alla lunga fase delle reggenze, a beneficio dell’organizzazione del lavoro e dei progetti dell’autonomia. Colgo l’occasione per dare il benvenuto ai nuovi dirigenti scolastici immessi in ruolo, con l’augurio che sappiano essere leader educativi, e nel contempo saluto con gratitudine quanti sono andati in pensione.

Ringrazio tutto il personale dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo per il lavoro intenso, efficace e generoso profuso per garantire un regolare avvio dell’anno scolastico, riuscendo a rispettare i tempi strettissimi previsti dalla Legge per quanto riguarda le nomine degli insegnanti.

I nostri studenti ritornano tra i banchi e sono convinta che molti di loro, a ragione, credono nella scuola quale risorsa primaria per un futuro migliore. Concordiamo tutti nel ritenere che senza una buona scuola il nostro Paese non può immaginare un futuro migliore. Per fare una buona scuola, però, non sono sufficienti le riforme strutturali ed ordinamentali o gli interventi legislativi; è necessario riprendere la capacità di educare le persone, di ricostituire l’alleanza educativa, intesa come ferma volontà di collaborazione, sincera e costruttiva: educare è difficile e nessuno può farcela da solo.

Ispiriamoci ai principi di un nuovo Umanesimo nel quale è centrale il valore della persona e del suo pieno sviluppo, del dialogo tra le culture, in una visione che privilegia la dimensione della comunità rispetto a quella dell’individualismo, della cooperazione e della inclusione rispetto alla pura competizione.

I buoni insegnanti sono la risorsa fondamentale per realizzare una buona scuola. Le risorse economiche sono indispensabili per far funzionare una scuola, ma chi ne determina la realtà effettiva, la qualità ed i risultati sono gli insegnanti-educatori, nella consapevolezza che la buona relazione è garanzia per la trasmissione dei contenuti.

Abbiamo bisogno di una buona scuola, che metta al centro gli studenti e che focalizzi l’attenzione sulla sfida lanciata da Montaigne e ripresa da Edgar Morin: è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena. Fare una buona scuola per formare buone teste: questa è la sfida cui siamo chiamati a far fronte».

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