Domenica 01 Giugno 2014

Ha riaperto l’aeroporto di Orio

Radici: più qualità, non più utenti

Foto aeree della pista di Orio
(Foto by FotoBerg)

di Dino Nikpalj

Qualità, servizi e intese con le altre società aeroportuali sul destino di Montichiari. Miro Radici, presidente di Sacbo, traccia le linee guida dell’aeroporto di Orio pronto a riaprire dopo 3 settimane di stop per il rifacimento della pista: «Un grande lavoro, un messaggio di ottimismo per il territorio e la conferma che le ditte bergamasche fanno ancora la differenza». Un investimento da oltre 100 milioni di euro «per un aeroporto più moderno e funzionale: il nostro obiettivo ora è aumentare la qualità, non il numero dei passeggeri». Radicandosi ulteriormente nel segmento low cost ma strizzando l’occhio anche a quello business.

Presidente, missione compiuta: lavori finiti e pure in anticipo.

«Un risultato importante, un investimento che ci proietta nel futuro: siamo molto soddisfatti. L’Ati guidata dalla Vitali di Cisano ha davvero fatto un grande lavoro: un esempio anche per altri aeroporti che in queste settimane hanno mandato loro rappresentanti a visitare il cantiere».

Mai temuto di non farcela?

Sinceramente no. Il target era obbligato: se non fossimo stati pronti per il 2 giugno sarebbe stato un disastro, i nostri clienti ci avrebbero massacrato. Abbiamo avuto la fortuna di trovare una ditta bergamasca…».

Fa ancora la differenza?

«Eccome se la fa. Con il nostro aiuto e il loro impegno abbiamo centrato l’obiettivo, e soprattutto dimostrato che quando i bergamaschi ci si mettono non li ferma davvero nessuno. Si parla spesso di sistema Bergamo, ecco credo che questa sia una sua vittoria».

È anche un messaggio di ottimismo per le nostre imprese in un momento difficile?

«Sicuramente. Pensiamo a un dato: nell’arco di un anno Sacbo andrà a investire più di 100 milioni di euro: credo sia una cifra importante e con grandi ricadute sul territorio. Non so quante realtà abbiano investito così tanti milioni. E ce ne sarebbe un’ulteriore decina per il nuovo parcheggio».

Che non parte ancora: come mai?

«Problemi prettamente italiani, scartoffie avanti e indietro. Purtroppo non lo scopriamo noi che la burocrazia italiana è quella che è: si producono solo tonnellate di carta e non effetti positivi sul territorio in termini di investimenti e occupazione. Noi abbiamo i soldi e siamo impazienti di poterli spendere».

Che aeroporto troverà l’utente alla riapertura?

«Moderno, più efficiente e migliore. Vede, io credo che questo scalo possa trovare una ragione di esistere solo ed esclusivamente se si specializza: nel mondo globalizzato non esistono più classifiche di aziende, c’è il numero uno e il resto va nel mucchio con business appena sufficienti. Orio è nel mercato del low cost e ci vuole stare da protagonista: ringrazio chi prima di me ha fatto questa scelta strategica, confesso che l’avrei voluta fare io…».


Quindi specializzazione come chiave di sviluppo?

«Assolutamente. Siamo già leader in Italia di questo settore e vogliamo diventarlo anche in Europa. Perché in futuro il segmento che si svilupperà di più è quello dei prezzi low o comunque ragionevoli. E qui la specializzazione è fondamentale: tempi certi e rapidi, personale efficiente al massimo e motivato. E non tutti ci riescono».


L’ha scoperto anche Malpensa in queste settimane di supplenza…

«Lo dice lei (sorride…): io sono il presidente di Sacbo, ne sono lieto e non voglio entrare nelle questioni di Sea».

Però un po’ di soddisfazione c’è, lo ammetta…

«Diciamo che i nostri clienti che si sono dovuti provvisoriamente trasferire a Malpensa non hanno fatto i salti di gioia davanti a diritti aeroportuali raddoppiati: speriamo non se la prendano con noi. Poi mi auguro si siano trovati bene, ma se stanno meglio qui…».

Presidente, lo sa anche lei che Ryanair non vedeva l’ora di tornare a casa…

«Era la nostra speranza. Ne sono contento».

Nuova pista e aerostazione in via d’ampliamento con il primo step già quest’estate e completamento nel 2015: qual è il futuro di Orio? Più passeggeri?

«No, gli investimenti sono mirati solo a migliorare i servizi. Siamo consapevoli che per reggere l’urto del futuro dobbiamo offrirne di migliori, diversamente il cliente va altrove. Fermo restando la nostra specializzazione low cost, tra gli obiettivi c’è anche quello di incrementare l’offerta business: per questo abbiamo fatto questi lavori, non abbiamo in questo momento l’ambizione di fare più passeggeri».

E Montichiari?

«Il ministro Lupi qualche giorno fa ha detto che al Nord ci sono troppi aeroporti, e per me ha ragione. Ora, con Brebemi, Montichiari si avvicina, e per noi è assolutamente indispensabile fare degli accordi su quello scalo».

Quindi con Venezia?

«Gli attori principali, visto l’accordo con Verona, sono loro. Ma secondo me dobbiamo anche stare calmi, l’avvicinamento a Montichiari non lo dettano le persone, bensì il mercato. E la direzione naturale è una partnership, non ne vedo altre. Certo, se arriva un investitore straniero le cose potrebbero cambiare in negativo: per tutti. Per questo servono degli accordi tra le società».

Lei è pronto a sedersi intorno a un tavolo su Montichiari?

«Lo siamo sempre stati, e fin dall’inizio».

Anche con Venezia, ora?

«Con tutti. Noi cerchiamo di fare l’interesse della nostra azienda e del territorio. Non mettiamo paletti: chi è disposto a fare sinergia con noi, ben venga»

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