Mercoledì 21 Maggio 2008

Manette a 16 anni: estorcevano denaro a un compagno di classe

A 16 anni sono finiti in manette con l’accusa di estorsione. Siamo nella Bassa Bergamasca: i carabinieri di Treviglio sono entrati in azione martedì 20 maggio all’Istituto superiore Rubini arrestando due studenti per estorsione nei confronti di un compagno di classe. Quest’ultimo, esasperato e spaventato dalle continue richieste dei due, ha preso coraggio e ha raccontato tutto ai genitori. Le richieste di soldi venivano inviate anche tramite sms telefonici ed erano iniziate qualche mese fa: con il passare del tempo avevano procurato ai due minorenni una somma di denaro superiore ai 700 euro.La vittima si procurava i soldi sottraendoli ai genitori: con il passare del tempo è stato sempre più messo sotto pressione dai due; è stato anche minacciato di un pestaggio in caso di mancata consegna del denaro.Alla fine, quando le richieste di denaro sono diventate insostenibili, la vittima ha trovato il coraggio di raccontare l’intera vicenda ai genitori che, immediatamente, si sono rivolti ai carabinieri. I militari, con indagini che sono partite a metà aprile, hanno così sorpreso i due insospettabili studenti-estortori in flagranza di reato, trovandoli in possesso di banconote appena ricevute dal loro compagno di classe. «È stata scoperta la punta di un iceberg e sono compiaciuto che questo sia avvenuto in questa scuola che non ha voluto nascondere nulla, collaborando con le forze dell’ordine per individuare i colpevoli» ha commentato il dirigente scolastico del Rubini Patrizio Mercadante, che aggiunge: «Il fatto accaduto è da condannare, ma non rientra comunque nel fenomeno del bullismo bensì nel campo dell’estorsione delinquenziale. Sapevamo cosa stava accadendo ma con le indagini in corso dovevamo tacere - prosegue -. Appena scoperto il tutto non ho fatto altro che segnalare all’Ufficio scolastico regionale e provinciale la situazione».Ragazzi di buona famiglia i due arrestati. Mai un richiamo, con un rendimento esemplare: «È accaduto l’impensabile - conclude il preside -, ma alla base di tutto sta la poca convinzione delle istituzioni di credere maggiormente nel ruolo educativo della scuola e investire per riproporre un modello formativo che possa anche prevenire questi episodi».(22/05/2007)

r.clemente

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