Maroni, nuova lettera ai prefetti «Sui migranti voglio risposte precise»

Maroni, nuova lettera ai prefetti
«Sui migranti voglio risposte precise»

Roberto Maroni ha scritto una nuova lettera ai prefetti della Lombardia, in cui chiede di consentire alle Asl di verificare le condizioni sanitarie nelle strutture che dovranno accogliere i migranti. Lo ha detto lo stesso presidente della Lombardia, sentito dal Comitato Schengen. Il presidente del Senato Pietro Grasso commenta: non facciamo terrorismo psicologico.

«Ho appreso dalla stampa del trasferimento in Lombardia di ulteriori 500 migranti - ha detto Maroni - e dunque ho chiesto ai prefetti di sapere se tale notizia corrisponde al vero, le date di arrivo, in quali comuni e in quali strutture andranno i migranti». Domande fatte, ha aggiunto, «per consentire alle Asl competenti di verificare che vi siano le condizioni minime sanitarie, per poter garantire la salute di tutti e per prevenire possibili rischi sul fronte della salute pubblica».

Il governo «è inadempiente» con le Regioni per quanto riguarda la questione immigrazione. Lo ha affermato il governatore della Lombardia Roberto Maroni in Commissione Schengen, definendo «improvvisata» la gestione da parte del Viminale della distribuzione dei migranti.

Secondo Maroni «la copertura economica è garantita per il 2014 ma non c’è certezza per il 2015 e 2015». Ed inoltre «non sono stati attivati gli hub regionali, strutture che dovrebbero accogliere i migranti prima che questi vengano distribuiti».

«Non dobbiamo fare terrorismo psicologico non dobbiamo farci influenzare dal momento particolare, non dimentichiamo che tra una settimana ci saranno delle elezioni». Così il presidente del Senato Pietro Grasso risponde ai giornalisti che gli chiedono un commento sulle dichiarazione di Roberto Maroni sulle condizioni «minime sanitarie» dei migranti a margine di un incontro a palazzo Madama sull’immigrazione. Grasso ha fatto appello ha «una coesione e coerenza sociale nazionale». «Non possiamo - ha detto - presentarci in Europa o nel mondo divisi all’interno del nostro paese su questo problema».


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