Morì dopo un intervento allo stomaco Chiesto il processo per quattro medici

Morì dopo un intervento allo stomaco
Chiesto il processo per quattro medici

Il sostituto procuratore Maria Esposito ha chiesto il processo per quattro medici del policlinico San Marco di Zingonia - un chirurgo e tre anestesisti - finiti sotto inchiesta dopo il decesso di una paziente, Anna Di Sibio, 46 anni, di Canosa di Puglia, avvenuto all’indomani di un intervento allo stomaco.
Era il 17 settembre del 2014.

La donna, affetta da obesità patologica, era stata sottoposta a un intervento di «Sleeve gastrectomy» per rimuovere parte dello stomaco per ridurne capienza e funzione. Dopo l’operazione era stata giudicata in buone condizioni generali, ma il mattino seguente era stata trovata morta nel letto ospedaliero dal personale infermieristico.

I familiari presentarono un esposto, che ha dato corso alle indagini. Il decesso è stato ricondotto a «un duplice meccanismo fisiopatologico indipendente e sinergico: da un lato - si legge nella richiesta di rinvio a giudizio - una preesistente cardiopatia dilatativa di grado severo (...) di per sé sufficiente a produrre la morte; dall’altro insufficienza respiratoria acuta legata ad episodio di apnea e/o ipoventilazione polmonare dovuta a cause multiple».

Sotto indagine con l’ipotesi di omicidio colposo sono finiti il chirurgo capo équipe F. C., donna di 39 anni, e gli anestesisti T. S., 61, G. D. M., 58 e R. F., 60. Due le presunte colpe che il pm individua a loro carico. In fase pre operatoria «pur a fronte di un ingrandimento cardiaco evidenziato alla lastra del torace, omettevano esami diagnostici più approfonditi, quali un’ecocardiografia o un elettrocardiogramma da sforzo». Quanto alla fase post operatoria, per l’accusa il chirurgo e uno degli anestesisti avrebbero omesso «di programmare e disporre un adeguato e necessario monitoraggio».

Il 18 novembre gli indagati compariranno davanti al giudice dell’udienza preliminare, Tino Palestra, chiamato a decidere se rinviarli a giudizio, come chiede l’accusa, o disporre il non luogo a procedere.


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