«Non più schiavi ma fratelli» 24 ore per la pace a Longuelo

«Non più schiavi ma fratelli»
24 ore per la pace a Longuelo

Dalla schiavitù alla fraternità: è il tema guida della «24 ore per la pace» per i giovani della città e non solo, appuntamento giunto ormai alla sua 7ª edizione.

Dalle 20,30 di venerdì 23 gennaio alle 19,30 di sabato 24 gennaio, la parrocchia di Longuelo nella sua chiesa-tenda in cemento darà ospitalità ai giovani che sentiranno il sincero desiderio di mettersi in ascolto del vangelo, lasciarsi interrogare dal messaggio di papa Francesco per la giornata mondiale di pace, cercare cammini di autentica libertà. Libertà dalle nuove forme di schiavitù e dipendenze. Libertà per nuove vie di amicizia e fraternità umana. La veglia si colloca nel mese della pace e chiede ai giovani e alla comunità cristiana di fermarsi per una giornata intera a riflettere sulle vecchie e nuove forme di oppressione sociale e culturale, segnalate da papa Francesco, e ascoltare, pregare, condividere.

La chiesa «nuova» di Longuelo

La chiesa «nuova» di Longuelo

La veglia è un momento pensato dai giovani per i giovani. L’iniziativa nasce dalla collaborazione della Caritas diocesana e dei giovani di Longuelo, insieme con l’Ufficio per la pastorale sociale e il lavoro e l’Ufficio per la pastorale giovanile.

La Caritas diocesana e i giovani della comunità di Longuelo si sono lasciati interrogare da due testi: il messaggio di papa Francesco «Non più schiavi ma fratelli» e Matteo 25, il grande affresco della carità del giudizio finale: la fame e la sete vengono rilette alla luce delle nuove schiavitù e dipendenze sociali, il vestire i nudi rischia di diventare solo ossessiva corsa all’ultima firma, ansia di prestazione e di immagine, davanti alla malattia si nega l’evidenza fastidiosa del limite e della fragilità umana, l’accoglienza dello straniero si trasforma subito in lotta coraggiosa contro ogni barbara forma di respingimento, il carcere è l’occasione della cura di chi ha perso diritti e dignità. Dalla schiavitù alla fraternità: ecco il filo rosso della veglia.

La veglia inizierà alle 20,30 di venerdì 23 gennaio con un braciere acceso allo Spazio Giovani Polaresco e la lettura di un brano tratto dal romanzo «La strada» di Cormac McCarthy: «Noi portiamo il fuoco». Una luce nella notte per sconfiggere le tenebre dell’indifferenza, un fuoco per tener accesa la speranza.

La chiesa-tenda in cemento di Longuelo dalle 21 in poi sarà il cuore pulsante della ventiquattrore. Diversi linguaggi artistici si alterneranno per comporre alcuni «quadri sognanti» che hanno il compito di reinterpretare il vangelo di Matteo 25: la danza, il teatro, la musica, l’arte. E, poi, testi recitati, canzoni per accompagnare i giovani all’adorazione della croce, perché «perché ogni qualvolta un innocente è chiamato a soffrire […] egli è la Passione. La croce di Dio ha voluto essere il dolore di ciascuno; e il dolore di ciascuno è la croce di Dio» (Mario Pomilio, Il Natale del 1883).

Dopo l’adorazione della croce inizierà il lungo tempo personale o a gruppi dell’adorazione eucaristica. L’eucarestia rimarrà esposta tutta la notte e il giorno seguente fino alla messa conclusiva che si terrà sabato 24 gennaio alle 18,30 e sarà presieduta dal vescovo Francesco Beschi. Poco prima della messa è previsto un momento di preparazione alla celebrazione alle 17.45 e di prove di canto. Le riflessioni e le preghiere di ciascun partecipante potranno essere condivise su un libro, che sarà posto al centro della chiesa per tutto il tempo della veglia. Esso sarà il diario vivente della veglia, arricchito dalle parole, riflessioni, preghiere di chi cerca via di fraternità e di libertà e dalle «tracce» pittoriche di alcuni artisti bergamaschi. Il libro sarà anche una sorta di nuovo evangeliario con le parole del vangelo e delle letture della messa della domenica.


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