Olmi e l’Expo, il pianeta in 11 minuti Il corto si vedrà prima del film al cinema

Olmi e l’Expo, il pianeta in 11 minuti
Il corto si vedrà prima del film al cinema

Undici minuti per raccontare «Il Pianeta che ci ospita» e il «debito» che gli esseri umani hanno nei confronti della natura. È quanto ha realizzato Ermanno Olmi, il regista bergamasco dell'«Albero degli zoccoli», «La leggenda del santo bevitore» e «Il mestiere delle armi», per citare solo alcuni dei suoi film più famosi.

«Il Pianeta che ci ospita» vuole essere una sorta di introduzione-manifesto a Expo 2015 e al grande tema che affronta: «Nutrire il Pianeta». «Lo scopo di questo evento universale - spiega Olmi - innanzitutto l'impegno dei popoli ricchi nel garantire cibo, acqua e dignità a ogni essere umano, secondo un principio di giustizia che regola la convivenza fra le genti della Terra. Allo stesso modo, e al pari del cibo, i popoli che hanno conquistato attraverso il sacrificio dei loro martiri il privilegio della libertà siano esempio di democrazia e convivenza civile». Guarda il video con l’intervista a Olmi.

Olmi ha lavorato per ben tre anni, a titolo gratuito, per girare questo cortometraggio per «Expo 2015 Nutrire il Pianeta», che è stato presentato in anteprima a Milano, in occasione della «Carta di Milano», e che da questo week end, oltre ad essere visibile ogni sera alle ore 20, fino a ottobre, nello spazio Slow Food Theater (Piazza della Biodiversità) di Expo, sarà proiettato gratuitamente nelle maggiori sale italiane ad ogni spettacolo, prima del film principale. Sono immagini di grande impatto visivo, riprese da Fabio Olmi, direttore della fotografia premio David di Donatello e figlio del regista bergamasco, che raccontano la sostenibilità ambientale e il rapporto dell'uomo con il cibo. sottolineate dalle musiche di Fabio Vacchi, Paolo Fresu e Alessandro Cicognini.

«È poesia pura, basato un po’ sul senso del debito che noi umani abbiamo nei confronti della natura. Consiglio a tutti di vederlo», ha detto il commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, aggiungendo che è stato «un onore davvero per noi aver lavorato con il Maestro Olmi».


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