Venerdì 14 Febbraio 2014

Orobie: affamati sotto le neve

Gli animali rischiano di morire

Un camoscio sopra Lizzola in una foto d’archivio
(Foto by Mirco Bonacorsi)

Di neve ne è caduta tanta sulle montagne bergamasche, soprattutto dai 1.500 metri in su. Si calcola infatti che, sui 2 mila metri, lo spessore del manto nevoso superi abbondantemente i cinque metri. Da qui il pericolo valanghe che ha provocato nei giorni scorsi la chiusura di alcune strade provinciali. Un fatto che ha causato l’isolamento di centri abitati come Valbondione e Foppolo e i tanti e pesanti disagi per i loro abitanti. Nel pomeriggio di giovedì 13 febbraio, poi, ha ripreso a nevicare: a quota 1.200 metri sono caduti una decina di centimetri di neve, ma i fiocchi hanno raggiunto anche quote più basse, a circa 650 metri.

Anche gli animali di montagna stanno soffrendo, soprattutto per la difficoltà che incontrano nel procurarsi il cibo, come confermano gli esperti: «Per questa condizione della montagna - afferma Daniele Carrara, sottufficiale del nucleo ittico venatorio della polizia provinciale - soffrono di più cervi e caprioli che hanno una struttura fisica più debole rispetto ad altri ungulati come camosci e stambecchi. Anche per loro comunque le difficoltà non mancano: cercano di cibarsi di erba secca sulle rocce da dove la neve è scivolata via o di raggiungere il suolo togliendo la neve con le zampe. Oppure si abbassano a livello dei boschi, dove, sotto gli alberi, trovano un po’ di cibo».

«Questo fatto e il relativo pericolo, anche per loro, delle valanghe - prosegue Carrara - hanno come conseguenza che gli animali più deboli spesso non superano i rigori di un inverno come questo. Si tratta di una selezione naturale che fa sì che sopravvivano solo gli animali più forti e più sani. Il che non è un fatto del tutto negativo in quanto, così facendo, le specie si “irrobustiscono” e migliorano».

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