Ubi Banca, indagati i vertici Ma il titolo si difende: meno 1,1%

Ubi Banca, indagati i vertici
Ma il titolo si difende: meno 1,1%

Perquisizioni nelle sedi di Ubi banca sono in corso mercoledì mattina 11 febbraio. Le accuse: ostacolo alla vigilanza per i vertici e illecita influenza su assemblea per altre 5 persone.

Su ordine del pm di Bergamo Fabio Pesoli, militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza hanno perquisito la maggior parte delle sedi territoriali dell’istituto e, inoltre, alcuni uffici della Compagnia delle Opere di Bergamo e della Consorzio Fidi degli artigiani della provincia di Bergamo (Confiab). Il nuovo filone d’inchiesta - che si aggiunge a quello avviato lo scorso anno dalla Procura di Bergamo - conduce all’assemblea della banca del 20 aprile 2013 nel corso della quale sono stati eletti il Consiglio di sorveglianza e il consiglio di gestione dell’istituto tuttora in carica.

La lista di Andrea Moltrasio, eletto alla presidenza del Consiglio di sorveglianza, ottenne oltre il 53% dei voti, più della metà dei quali espressi per delega. Gli inquirenti e le Fiamme Gialle ipotizzano irregolarità in quel voto, realizzate proprio attraverso la raccolta di deleghe in bianco e deleghe con firme falsificate.

Undici gli indagati nel nuovo filone d’inchiesta: oltre a Moltrasio, Giovanni Bazoli nella qualità di presidente dell’ Associazione banca Lombarda e Piemontese; Franco Polotti, presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca; Victor Massiah, amministratore delegato; Mario Cera, vicepresidente vicario del consiglio di sorveglianza; e Emilio Zanetti, consigliere di amministrazione della Banca Popolare di Bergamo e della Banca Popolare Commercio e industria. Per i sei il reato ipotizzato è ostacolo alla vigilanza.

Sono, inoltre, indagati Antonella Bardoni, presidente della Confiab (Confederazione artigiani di Bergamo) e componente del consiglio di sorveglianza di Ubi Banca; Giuseppe Sciarrotta, responsabile del servizio rapporti con i soci dell’istituto; Guido Marchesi, consulente dello stesso servizio; Marco Mandelli, direttore generale della Banca Popolare Commercio e Industria (gruppo Ubi); e Rossano Breno, in passato presidente della Compagnia delle Opere di Bergamo. Il pm Pelosi ipotizza nei loro riguardi il reato di illecita influenza su assemblea, previsto da una specifica norma del codice civile.

Bazoli, che da tempo ha dismesso qualsiasi carica in Ubi Banca per rimanere presidente del Cda di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato, in una nota, «la propria totale estraneità ai fatti che sono oggetto delle nuove prospettazioni di indagine». L’inchiesta della Procura di Bergamo - che riguarda vicende sulle quali ha acceso il faro lo scorso anno anche la Consob - punta ancora il dito verso l’Associazione Banca Lombarda e Piemontese, presieduta da Bazoli, e in quella degli Amici di Ubi Banca, fondata da Zanetti, per trent’anni alla guida del polo bergamasco da cui è nata Ubi Banca. Il sospetto degli inquirenti e degli specialisti valutari della Guardia di Finanza, emerso già nella prima fase dell’inchiesta, è che fin dal 2007 le due associazioni abbiano stretto accordi non comunicati al mercato attraverso i quali determinare e spartirsi gli incarichi di vertice di Ubi e, a cascata, ogni altra «poltrona» di rilievo nell’istituto.

In particolare - ed è questo il nuovo filone investigativo - gli inquirenti sospettano gravi irregolarità nell’assemblea del 2013, attraverso l’uso illecito delle deleghe, già acquisite al fascicolo d’indagine. Le firme dei deleganti, infatti, sarebbero risultate in molti casi difformi da quelle riportate sugli specimen depositati presso la stessa banca al momento della stipula di contratti di conto corrente. La«bufera» giudiziaria ha determinato per Ubi perdite contenute in Borsa (-1,18%), ma ha di nuovo surriscaldato il clima interno dell’istituto. Giorgio Jannone, presidente delle Cartiere Pigna, ex parlamentare del Pdl e capofila dei soci «critici» dell’istituto, è tornato a chiedere un passo indietro degli esponenti di primo piano (attuali ed ex) del gruppo. «Le dimissioni dei vertici pro tempore di Ubi sono, a questo punto, tanto urgenti quanto inevitabili - ha detto - essendo venuto palesemente meno il richiesto requisito della onorabilità».

Sulla vicenda, Confartigianato Bergamo desidera manifestare la propria totale estraneità ai fatti: «La perquisizione non riguarda l’operato di Confartigianato Bergamo – precisano i vertici dell’Organizzazione - né del consorzio fidi Confiab, che sono totalmente estranei ai fatti. Confermiamo la nostra totale fiducia e stima nella persona di Antonella Bardoni che – sottolineiamo - in questa vicenda è coinvolta non in veste di direttore del Confiab, ma di membro del consiglio di sorveglianza di Ubi. Ci pare pertanto inopportuno montare una questione mediatica nei confronti di organizzazioni con una lunga storia a sostegno delle imprese artigiane bergamasche e del territorio. Abbiamo quindi piena fiducia nell’operato della magistratura che siamo sicuri chiarirà al più presto questa vicenda».


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