Pizza italiana patrimonio dell’umanità La raccolta firme fino al 20 dicembre

Pizza italiana patrimonio dell’umanità
La raccolta firme fino al 20 dicembre

Una petizione da sottoscrivere in difesa della vera pizza Italiana. È l’iniziativa promossa da Coldiretti Bergamo, unitamente a tutte le altre Coldiretti presenti sul territorio nazionale, alla Fondazione Univerde e all’associazione Pizzaiuoli Napoletani, per sostenere la proposta di riconoscimento dell’Unesco della «vera pizza» quale patrimonio dell’umanità.

La raccolta firme si terrà fino al 20 dicembre in tutti gli Uffici Zona situati a Treviglio, Romano di Lombardia, Sarnico, Zogno, Clusone, Ponte San Pietro e Bergamo. Sarà possibile sostenere la vera pizza italiana anche negli uffici della sede della Coldiretti in via Mangili 21 a Bergamo e nelle numerose iniziative pubbliche organizzate sul territorio provinciale.

«La pizza non è soltanto la specialità tradizionale di una regione o di una città - spiegano il presidente e il direttore di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio e Gianfranco Drigo - ma è l’emblema della ricchezza gastronomica che tutti i comuni italiani offrono al mondo. Il riconoscimento dell’Unesco avrebbe un valore straordinario e sarebbe anche un modo per fare definitivamente chiarezza sull’origine italiana degli ingredienti e sulle modalità di preparazione, per garantire condizioni igienico e sanitarie ottimali, visto anche il moltiplicarsi di atti di pirateria alimentare e di appropriazione indebita dell’identità».

Questa iniziativa è un’occasione per portare trasparenza anche in Italia, dove quasi due pizze su tre (63 per cento) sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori. Troppo spesso, infatti, viene servito un prodotto preparato con mozzarelle ottenute non dal latte, ma da semilavorati industriali, le cosiddette cagliate, provenienti dall’est Europa, pomodoro cinese o americano invece di quello nostrano, olio di oliva tunisino e spagnolo o addirittura olio di semi al posto dell’extravergine italiano e farina francese, tedesca o ucraina che sostituisce quella ottenuta dal grano nazionale.

La gravità del fenomeno è dimostrata anche dal fatto che in Italia sono stati importati nel 2013 ben 481 milioni di chili di olio di oliva e sansa, oltre 80 milioni di chili di cagliate per mozzarelle, 105 milioni di chili di concentrato di pomodoro dei quali 58 milioni dagli Usa e 29 milioni dalla Cina e 3,6 miliardi di chili di grano tenero con una tendenza all’aumento del 20 per cento nei primi due mesi del 2014.

«Il riconoscimento dell’Unesco - concludono Brivio e Drigo - avrebbe un valore straordinario per il nostro Paese dove è più radicata la cultura alimentare e la pizza rappresenta uno dei nostri simboli. Poter garantire l’origine nazionale degli ingredienti e le modalità di lavorazione vorrebbe dire difendere un pezzo della nostra storia, ma anche la sua distintività nei confronti della concorrenza sleale».


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