Poliziotti e slot, prosciolti in quattro Uno di loro: «Quanto fango addosso»

Poliziotti e slot, prosciolti in quattro
Uno di loro: «Quanto fango addosso»

Il giudice Tino Palestra, su richiesta del pm Giancarlo Mancusi, ha archiviato le ipotesi di reato nei confronti di quattro degli otto agenti della questura, finiti sotto inchiesta alla fine del 2012 con l’accusa di aver perso tempo al bar, giocando alle slot durante l’orario di servizio, anziché pattugliare la città.

Ad uscirne puliti sono Pietro Culeddu, 28 anni, Paolo Belli, 38, Aldo Biasoni, 39, e Cristian Belometti, 36. Secondo la Procura, nei due bar dove sono state filmate le pause incriminate i quattro erano stati seguendo il loro capopattuglia e, comunque, solo il tempo di una fisiologica sosta durante il turno di 6 ore sulla volante, non certo per sottrarre minuti preziosi al controllo del territorio (erano sempre in ascolto radio).

Le posizioni di tre militari dell’esercito italiano all’epoca impegnati a Bergamo nell’operazione «Strade sicure» e inizialmente iscritti nel registro degli indagati, erano già state archiviate. Degli undici indagati (otto poliziotti, tre militari) da cui l’inchiesta aveva preso le mosse, restano iscritti nel fascicolo del pm quattro agenti della polizia di Stato: Simone Asperti, 50 anni, Andrea Iannone, 32, Alessandro Troiani, 37 e Gabriele Fiasché, 51.

Cristian Belometti, uno dei quattro poliziotti per cui ogni accusa è stata archiviata, nel frattempo («anche - dice - a causa dell’inchiesta») ha lasciato la divisa e aperto un'attività nel settore degli alimentari insieme alla moglie: «Non ho rimpianti - ammette - la delusione è stata troppa. L’allora questore Dino Finolli, nelle dichiarazioni sulla stampa, ci aveva dato ormai tutti per colpevoli, senza distinguo. Eravamo stati dipinti come fannulloni». Belometti, alla notizia dell’archiviazione, si è sfogato anche su Facebook: «Termini il turno di notte sfinito - ricorda - e ti chiamano. Un alto dirigente della questura ti dice: “So che tu sei pulito, ma dobbiamo sequestrarti il cellulare, perquisire te e la tua auto, poi ti trasferiamo...”. Il mondo crolla, torni a casa piangendo».


Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola martedì 14 aprile 2015

© RIPRODUZIONE RISERVATA