Risorsa contro il cancro al seno: dopo l’operazione c’è la biodanza

Risorsa contro il cancro al seno:
dopo l’operazione c’è la biodanza

Tornare a vivere dopo il cancro al seno: non è sempre possibile immaginare e soprattutto descrivere cosa comporta per una donna subire un intervento, più o meno demolitivo, per la rimozione di un tumore simile, perché questo mina non solo la propria corporeità, ma anche la percezione di sé, il rapporto di relazione con gli altri, il proprio equilibrio psicologico, la propria progettualità.

E il ritorno alla vita, dopo le operazioni chirurgiche, le cure chemioterapiche e radiologiche, può rivelarsi un altro choc, dopo la consapevolezza della malattia: il corpo è cambiato, la rimozione dei linfonodi crea problemi alle braccia, ci si sente, per dirla in modo grossolano, altre persone. E quasi sempre non ci si piace, a volte si cade in depressione o si hanno problemi affettivi.

Nell’Unità di riabilitazione di Mozzo che fa capo all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, c’è una opportunità in più, per le donne che hanno subito una mastectomia, totale o parziale o una quadrantectomia (l’eliminazione solo di una piccola parte del seno colpita dal cancro): si chiama Biodanza. Molto più della fisioterapia, molto di più di una terapia psicologica. La Biodanza va al di là della riabilitazione ma è un percorso di riappropriazione del proprio corpo. Attraverso la musica e la danza le donne che, con l'intervento, sentono di aver subito una mutilazione, riscoprono se stesse. E il gruppo di donne aiuta in modo vicendevole quante hanno maggiori difficoltà a riaprirsi al mondo.

«Il nostro obiettivo, oltre a un recupero fisico, è anche e soprattutto quello di dare alle donne un approccio globale verso la guarigione. Chi è colpito da cancro al seno soffre anche di difficoltà nel riprogettare la propria vita, perde la stima di sé, fa fatica a esprimere le proprie emozioni - dice Micaela Bianco. la fisioterapista che ha elaborato il progetto -. Attraverso la danza, gli incontri, la musica, cerchiamo di far tornare le donne amiche del proprio corpo, della propria psiche, e del mondo. Puntando a far riconoscere loro che malattia e salute si compenetrano, sono due aspetti della vita».


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