Sanità privata: in 200 al presidio Aspettano un contratto da 7 anni

Sanità privata: in 200 al presidio
Aspettano un contratto da 7 anni

Erano circa 200 i lavoratori della sanità privata, senza contratto ormai da 7 anni, che hanno partecipato al presidio di martedì mattina davanti alla sede Asl di via Gallicciolli.

Le delegazioni della Funzione pubblica di Cgil e Cisl sono state ricevute dal direttore generale dell’Asl di Bergamo, Mara Azzi. Che ha assicurato in suo interessamento nel riproporre con urgenza la questione sia all’assessore regionale Mario Mantovani sia al direttore generale della Sanità lombarda Walter Bergamaschi.

Il sit-in dei lavoratori della sanità privata, che si è svolto in contemporanea con le manifestazioni del 4 Novembre in piazza Matteotti, ha causato qualche rallentamento al traffico nella zona attorno alla Asl, dove è stato effettuato anche un volantinaggio per far conoscere le condizioni in cui i dipendenti di questo settore stanno lavorando da sette anni.

Nella nostra Regione sono circa 30 mila, a Bergamo e in provincia 2 mila al lavoro alle Cliniche Humanitas Gavazzeni, alla Clinica San Francesco, al Policlinico San Marco di Zingonia, al policlinico San Pietro a Ponte San Pietro, alla Clinica Quarenghi di San Pellegrino, alla Clinica Castelli di Bergamo, alla Casa di cura Habilita di Zingonia e, ancora, nella Casa di cura Palazzolo, all’Istituto Palazzolo di Torre Boldone, all’Istituto Palazzolo Sacro Cuore, all’Istituto don Guanella a Verdello, a NephroCare di Seriate, all’Istituto don Orione, alla Fondazione Ferb di Trescore e Gazzaniga e alla Villa Santa Apollonia di Bergamo.

Molte di queste strutture hanno inviato delegazioni alla manifestazione per raccontare i disagi che si stanno vivendo. I lavoratori del settore si definiscono «contrattualmente invisibili» , ma - è stato spiegato - «continuano a fornire assistenza di qualità, quella sbandierata dalle aziende per ottenere i rimborsi regionali. Le cliniche private di Bergamo, le Rsa associate a Aiop, Aris o Aris Rsa, lamentano i tagli a budget regionali, ma poi si rivalgono sui lavoratori con continue richieste di doppi turni, straordinari, rientri sul posto di lavoro, i quali rischiano seriamente di compromettere la sicurezza e la qualità del servizio erogato all’incolpevole utenza».


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