Scuola: posto fisso per 2 mila precari Ma la metà sarà senza una cattedra

Scuola: posto fisso per 2 mila precari
Ma la metà sarà senza una cattedra

Il decreto scuola atteso per venerdì ha come punto centrale - qualunque sarà la forma finale di un documento tirato da troppe parti e del quale già troppo si è parlato senza conoscerne la forma finale - la stabilizzazione di un mare di precari, soprattutto i docenti iscritti nelle Graduatorie ad esaurimento (Gae) ma anche vincitori e idonei del concorso 2012.

L’operazione ha un aspetto tecnico e uno finanziario. I numeri: in base a stime elaborate su dati ufficiali, la scuola bergamasca stabilizzerà quasi 2.000 precari, in particolare 428 docenti precari Gae della scuola d’infanzia, 403 della primaria, 363 nella secondaria di primo grado (le medie) e 605 della secondaria di secondo grado (superiori). Il condizionale è d’obbligo, perché una certa oscillazione nei numeri è legata ai tecnicismi del decreto e a come sarà concretamente la popolazione scolastica dell’anno 2015-2016.

Se la scuola parlasse il linguaggio contrattuale delle aziende, parleremmo di trasformazione di contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato (ed è su questa base infatti che l’Europa ha dato ragione ai precari che avevano fatto ricorso contro l’adozione abituale del contratto a tempo determinato da parte dello Stato).Le assunzioni non elimineranno il precariato, ma dovrebbero ridurlo a livelli fisiologici, legati alle oscillazioni della demografia e delle scelte curricolari degli studenti.

La stabilizzazione dovrebbe ridurre a zero la necessità di precari per la scuola d’infanzia e primaria e limitarla a 165 precari annuali per le medie e 173 per le superiori. Il dato più contestato del decreto scuola riguarda però le modalità della stabilizzazione, che causano discrepanze molto consistenti fra il numero dei docenti a disposizione e le competenze dei docenti stessi. Infatti, un conto è considerare i numeri, un altro le materie per le quali ci sono cattedre a disposizione.


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