«Sicuro?». La svolta sul caso Yara
grazie ai dubbi dell’autista di Clusone

La svolta sul caso di Yara ha un nome, quello di Antonio Negroni, autista 69 enne di Clusone, ex collega di Guerinoni. La scorsa settimana è stato lui a contattare il sottufficiale dei carabinieri raccontando gli le confidenze che il Guerinoni gli aveva fatto a riguardo di Ester Arzuffi, madre di Massimo Bossetti.

Più della genetica potè la memoria. E un carabiniere che alle nuove tecnologie ha affiancato il vecchio metodo delle scarpe consumate e delle chiacchierate al bar in cerca di informazioni su un caso che stava diventando un incubo.

La svolta sul caso di Yara ha un nome, quello di Antonio Negroni, autista 69 enne di Clusone, ex collega di Guerinoni. La scorsa settimana è stato lui a contattare il sottufficiale dei carabinieri raccontando gli le confidenze che il Guerinoni gli aveva fatto a riguardo di Ester Arzuffi, madre di Massimo Bossetti. Il maresciallo gli ha così ricordato che il dna della donna era già stato prelevato e comparato con quello dell’allora «Ignoto 1» ben due anni prima, con esito negativo. La replica di Negroni ha scatenato il tutto: «Sicuro?».

Il carabiniere aveva così ritenuto opportuno riferire tutto al pm Letizia Ruggeri che, per scrupolo, ha deciso di far ricontrollare la provetta in laboratorio. E qui la scoperta finora decisiva: quel dna, insieme ad altri 1.800, era stato comparato erroneamente con quello della madre di Yara e non con quello di «Ignoto 1». E dal successivo esame all’Università di Pavia, la rivelazione: i profili genetici di Ester Arzuffi quello dell’assassino di Yara hanno un gene distintivo (allele) molto particolare, diverso dagli altri e soprattutto simile.

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