Smart working al 75% e stretta sui locali
Il governo studia un nuovo decreto

Ecco alcuni punti fermi alla base del nuovo Dpcm dopo l’incontro di sabato sera tra Regioni e governo.

Un decreto in bilico tra il rigore anti-contagio e la paura di una nuova crisi per il mondo del lavoro, prima di tutto ristoranti e palestre. Sono ancora in corso le trattative sui provvedimenti da inserire nel nuovo Dpcm nella serata di sabato 17 ottobre: un documento ancora incompleto che il Governo spera sia condiviso il più possibile con le Regioni, pronte a tendere una mano e ancora convinte dell’idea della didattica a distanza alle superiori. Alcune certezze già ci sono: smartworking fino al 70-75% e un’ulteriore stretta sulla movida. L’idea di base - ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza in un vertice con i governatori - è l’irrigidimento delle misure per alcune attività «non essenziali», tutelando occupazione e scuola.

L’obiettivo è «evitare di arrivare ai livelli» di Francia e altri Paesi Ue. Ma Confcommercio e Cgia, sul fronte economico, prefigurano «scenari bui».

Lo scopo è di scongiurare il più possibile che nuove misure gravino sugli esercenti dei settori al centro della stretta, dai pub alle palestre. «Non mi pare però che i ristoranti e gli esercizi che assicurino posti a sedere nel rispetto dei protocolli debbano rientrare nella categoria dei locali dove ci sono assembramenti», spiega il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, il quale chiede anche garanzie per il ristoro di quei settori toccati dai provvedimenti.

«Stiamo lavorando – aggiunge il presidente della Liguria, Giovanni Toti – ad interventi che al momento escludono il coprifuoco modello francese e ulteriori strette a bar e ristorazione, che però devono continuare a rispettare le regole con grandissimo rigore».

Tra i governatori non è ancora emersa una proposta definitiva dalle Regioni e tra le ipotesi c’è quella di fissare la chiusura dei locali alle 23. Tutti sono d’accordo con l’introduzione di restrizioni più nette sulle modalità di consumo all’interno dei locali: «Basterebbe - spiegano - definire più esattamente le capienze in base alle distanze e aumentare i controlli, magari imponendo un divieto più ferreo sugli assembramenti all’esterno». Speranza ribadisce però una linea ancora più intransigente nei confronti della movida: «Potremmo fare uno sforzo in più - dice - valutiamo se è il caso di una stretta sugli orari serali». E sul fronte economico il ministro ha garantito: «Se decidiamo come governo di chiedere a qualche comparto di cessare o limitare le proprie attività ci facciamo carico del ristoro». Un «aiuto» che potrebbe essere inserito parallelamente nella nuova manovra di bilancio.

Resta aperto il confronto sui trasporti e per le lezioni a distanza - in particolare per gli studenti del quarto e quinto anno delle superiori. Le Regioni chiedono di incontrare il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nelle prossime ore per affrontare definitivamente la questione in attesa del passaggio definitivo con il governo, affinché venga messo nero su bianco del decreto. Una delle ipotesi, proposta dall’Umbria, è quella di un periodo sperimentale di 15 giorni di «Dad», fino al 30 ottobre.

A fare le spese delle nuove misure potrebbero essere anche il settore del gioco legale e le attività sportive. Dall’ipotesi più restrittiva della chiusura di tutte le palestre e piscine a quella di vietare solo gli sport di contatto praticati in modo dilettantistico. «Si valuti di tutelare almeno le squadre, che possono rispettare i nuovi protocolli», indicano le Regioni.

Inevitabile l’allarme delle associazioni di categoria, già affannate per le strette del lockdown di primavera. Dal rapporto elaborato da Confcommercio si prevede che il «quarto trimestre si apre all’insegna di una rinnovata e profonda incertezza alimentata dalla dinamica dei contagi» con il risultato che i settori della «convivialità» e del turismo «non verranno coinvolti dalla ripresa del Pil». Per il mese di ottobre Confcommercio stima un incremento dello 0,9% congiunturale dep prodotto che si traduce in una decrescita su base annua del 5,1%. Per colpa del virus «rischiamo di bruciare 160 miliardi di Pil», avverte la Cgia di Mestre secondo cui il Pil potrebbe calare, rispetto al 2019, del 10%.

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