Speranza sull’onda lunga dell’Expo: per molti giovani possibilità di lavoro

Speranza sull’onda lunga dell’Expo:
per molti giovani possibilità di lavoro

Cara Expo, che già ci manchi. Potremmo iniziare così il diario del primo giorno in cui nessuna notizia, immagine dell’Esposizione universale entra nella nostra vita, quella vera e quella virtuale.

L’evento più mediatico dell’ultimo decennio italiano è stato vissuto da tutti noi a periodi e a umori. Ventuno milioni e 500mila visitatori, 53 padiglioni, circa 10 mila volontari provenienti da tutta Europa. Centinaia le aziende, tra cui alcune bergamasche, che hanno lavorato perché l’esposizione aprisse in tempo.

Una veduta dei padiglioni Expo all'indomani della chiusura

Una veduta dei padiglioni Expo all'indomani della chiusura
(Foto by Daniele Mascolo)

Sono migliaia e migliaia i giovani assunti dall’Expo nei padiglioni e nei settori limitrofi, quasi tutti appena laureati e alla prima esperienza lavorativa. Questa avventura entra nei loro curriculum, molti responsabili dei padiglioni hanno già reso disponibili, alle aziende che lo richiedevano, le referenze dei loro collaboratori.

Sara, 25 anni, mediatrice linguistica, confida: «Mi hanno detto che sei mesi di lavoro all’Expo sono come due anni altrove». Forse non è vero, ma sicuramente la disponibilità, l’entusiasmo, il rigore di questi ragazzi devono essere riconosciuti e premiati. Non è vero che i migliori cervelli sono in fuga dall’Italia: questi giovani sono pronti a ricominciare e a sfidare la crisi che, dopo questi sei mesi, sembra davvero aprire uno spiraglio. Prossimi appuntamenti Astana 2017 e Dubai 2020.


Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola lunedì 2 novembre 2015

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