Trasporto dializzati, il Riesame dà ragione a «Bergamo Soccorso»

Trasporto dializzati, il Riesame
dà ragione a «Bergamo Soccorso»

Il tribunale del Riesame di Bergamo ha accolto l’istanza di dissequestro presentata dalla onlus «Bergamo Soccorso» di via Corridoni, accusata di truffa sui rimborsi del trasporto dializzati.

Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza di Bergamo, hanno portato, il 28 gennaio, alla denuncia di Salvatore e Luigi Aiello, padre e figlio, a cui è stata contestata una truffa ai danni del servizio sanitario nazionale quantificata in 800 mila euro per sette anni, dal momento della stipula della convenzione con l’Asl fino al mese scorso.

Il gip del tribunale di Bergamo, Alberto Viti, ha quindi disposto il sequestro preventivo dei conti correnti della onlus e dei due indagati, dei 16 veicoli utilizzati per il trasporto dei pazienti, dell’immobile sede della cooperativa in via Corridoni e di quelli intestati a padre e figlio per un valore equivalente alle somme derivanti dalla presunta truffa.

Il legale degli Aiello, l’avvocato Carlo Boni, il giorno dopo ha presentato istanza di dissequestro e ieri è arrivata la decisione del Riesame che ha dato ragione a «Bergamo Soccorso».

L’istanza è stata discussa davanti ai giudici alla presenza dell’avvocato Boni e di Salvatore Aiello: il legale ha rimarcato come il fatto contestato non fosse di rilevanza penale ma tutt’al più civilistica, configurandosi al massimo come una difettosa esecuzione di una parte del contratto.

«La Guardia di finanza ha fatto la somma del lordo di tutte le fatture che ci sono state rimborsate dall’Asl dal 2007 a oggi, arrivando alla cifra di 800 mila euro – spiega Aiello – ma noi con quei soldi abbiamo pagato le tasse, i dipendenti, i fornitori e il carburante, l’Iva e i contributi. Ci è stato inoltre contestato di avere effettuato i trasporti con auto o furgoni anziché con le ambulanze di tipo “B” previste dalla convenzione, ma le ambulanze di tipo “B” non esistono più dal 2010. L’Asl però non ha mai aggiornato la convenzione, come hanno fatto invece altre province lombarde. Il problema è nato dal fatto che sulle fatture c’è scritto “trasporto in ambulanza”, ma è altrettanto vero che l’Asl ci ha sempre autorizzati a trasportare i pazienti su altri mezzi, come da prescrizione dei medici. Abbiamo i documenti che lo provano. Per quanto riguarda il trasporto di più dializzati su un unico mezzo, abbiamo fatto presente ai giudici che noi non abbiamo trasportato tutti i pazienti da un punto A a un ospedale B, ma siamo andati a prenderli ognuno nelle proprie abitazioni e li abbiamo portati nei vari centri in cui dovevano effettuare la dialisi».

Nell’ordinanza del Riesame si legge che «l’istanza merita accoglimento, non consentendo il sequestro di valutare l’esatta proporzione tra quanto sequestrato ai fini della confisca per equivalente e il profitto derivante dalla ipotizzata truffa». Ai giudici è apparso dunque sproporzionato il sequestro di 800 mila rispetto alle somme che sarebbero state incamerate con i rimborsi «gonfiati» e hanno annullato il decreto di sequestro.

«Sono felice di questa decisione perchè non abbiamo mai truffato nessuno, tant’è vero che l’Asl non ha sospeso la nostra convenzione – conclude Aiello –. Abbiamo sempre avuto tutte le autorizzazioni e non è bello finire sui giornali ed essere accusati ingiustamente. Il dissequestro ci farà affrontare il processo con più serenità e ci permetterà soprattutto di non lasciare a piedi 30 dializzati».


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