Tute nere No-Expo, cinque arresti Si indaga per devastazione - Video

Tute nere No-Expo, cinque arresti
Si indaga per devastazione - Video

Dopo la guerriglia messa in atto dai black bloc nel centro di Milano, le forze dell’ordine, coordinate dal pm di turno Piero Basilone, hanno arrestato in flagranza 5 persone per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, getto pericoloso di cose e oltraggio.

Ora, però, le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, capo del pool antiterrorismo (di cui fa parte anche il pm Basilone), dovranno accertare le responsabilità di tutti quegli «incapucciati» che ieri pomeriggio hanno messo a ferro e fuoco la città, bruciando macchine, negozi e filiali di banche, devastando vetrine e lanciando pietre, bombe carta e molotov.

Al momento, al vaglio degli inquirenti ci sono almeno una decina di altre posizioni, oltre alle persone già arrestate, e l’ipotesi di reato su cui i pm si stanno muovendo è quella di «devastazione», prevista dall’articolo 419 del codice penale. Un reato che prevede pene comprese tra un minimo di 8 anni e un massimo di 15 anni di carcere.

Nel frattempo, oltre al lavoro investigativo e di indagine, gli inquirenti dovranno chiedere oggi la convalida degli arresti effettuati ieri e le misure cautelari per i cinque antagonisti finiti in carcere.

Semafori rotti, vetrine di banche sfondate, muri imbrattati, almeno una decina di auto date alle fiamme. Il giorno dopo il passaggio dei black bloc Milano fa la conta dei danni provocati dagli antagonisti nel corteo No Expo. Da largo d’Ancona sono partiti i tafferugli che sono proseguiti per via Carducci, via Boccaccio, piazza Virgilio, quest’ultima distrutta dalla furia del «blocco nerò. Con grosse mazze di legno i contestatori hanno spaccato vetri delle vetture in sosta (e in alcune hanno lanciato petardi in modo da appiccare il fuoco), hanno distrutto parte dei semafori, spaccato i gradini e l’arredo urbano in pietra per procurarsi i sassi da lanciare contro le forze dell’ordine.

L’asfalto, subito dopo, sembrava un campo di battaglia, col denso fumo dei lacrimogeni che copriva la visuale delle vie laterali. Oggi, però, è continuata la pulizia già iniziata ieri a tambur battente e la «ricostruzione».


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