Una Bentley da 210 mila euro diventa un solido atto d’accusa

Una Bentley da 210 mila euro
diventa un solido atto d’accusa

Solo qualche anno fa ci sfrecciava sopra, risucchiando aria e invidia. Ora la sua Bentley Continental cabrio rischia di trasformarsi in una delle pietre più solide di cui è lastricata la strada verso un’eventuale condanna.

Chissà se l’avrebbe immaginato, all’epoca in cui gli girava bene, Ottavio Severino Zambetti, 56 anni, di Carobbio, detto Teco, nei confronti del quale mercoledì 27 maggio il pm Maria Cristina Rota ha invocato sette anni per bancarotta fraudolenta e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. L'imprenditore è a processo per aver distratto beni dal fallimento di due ditte di cui, secondo l’accusa, era l’amministratore di fatto: la «Cm Teco srl» di Castelli Calepio e la «Beta noleggi» di Carobbio.

Richiesta di condanna giunta poco dopo che l’imputato aveva rilasciato dichiarazioni spontanee, nell’ultimo personale tentativo di difendersi prima della sentenza (in programma il 9 giugno, dopo l’arringa del suo legale Daniela Introvini). «Ho sempre lavorato per il bene delle società - ha spiegato Zambetti -, come procacciatore di affari, perché all’interno dell’azienda le competenze erano ripartite con i miei due fratelli».

Zambetti ha cercato di dirottare le responsabilità e gettare ombre sull'altro imputato, Pietro Claudio Zenoni, 62 anni, di Calcinate. Ma per l’avvocato Marco Zambelli, legale di parte civile per i due fallimenti (chiesti 4 milioni di risarcimento o una provvisionale di 2,5 milioni), Zenoni «era uno che si limitava a firmare e a portare le brioches in ufficio». Tra i lussi di Zambetti la Bentley Continental Cabrio e una Mercedes Amg. Ha suscitato un certo effetto la domanda dell’avvocato Zambelli: «La Bentley è un’auto da 210 mila euro. E chi poteva permettersela, se non un amministratore di fatto?».


© RIPRODUZIONE RISERVATA