Martedì 30 Ottobre 2007

Una molla contro lo scompenso cardiaco
L’innovazione dell’équipe diretta dal prof. Ferrazzi

Una molla per curare chi soffre di scompenso cardiaco, un anello elastico che possa ristabilire la funzione di pompa del cuore danneggiato. L’innovazione a beneficio dei malati di cuore, l’impianto di un elemento elastico in grado di sconfiggere il più pericoloso killer del mondo, l’insufficienza cardiaca, è stata presentata a Bergamo, nella sala consiliare degli Ospedali Riuniti, dove il direttore generale, Carlo Bonometti, presentando ai giornalisti l’èquipe artefice del nuovo traguardo, ha sottolineato: «Il risultato di 7 anni di lavoro della nostra èquipe oggi viene pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica Journal of American College of Cardiology, confermando quanto il nostro ospedale, con la sua lunga tradizione di cura delle malattie cardiovascolari dall’età neonatale all’anziano, sia coerente rispetto all’innovazione utile ai malati di cuore».  «E’ un’idea semplice ed originale - ha spiegato il cardiochirurgo Paolo Ferrazzi, direttore del Dipartimento Cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo - nata dall’osservazione clinica dei pazienti con scompenso cardiaco. Nel nostro studio sperimentale, un anello, costituito da una molla metallica, è stato impiantato all’interno di cuori dilatati. L’anello, coordinandosi con i battiti cardiaci, agisce durante la fase di riempimento del ventricolo sinistro, restituendo, grazie al fenomeno elastico del recoil, la forza incamerata durante la contrazione, utilizzando l’energia che solitamente in un cuore dilatato è dissipata».«Il cuore – ha aggiunto la dott.ssa Maria Iascone, genetista dei Riuniti- è un incredibile esempio di meccanica bio-ingegneristica naturale. Il ventricolo sinistro normale si comporta come una pompa, contraendosi, svuotandosi, rilassandosi e riempiendosi per poi ricominciare lo stesso ciclo appena compiuto, per 60-80 volte al minuto. Il muscolo, come un elastico, modifica forma e dimensioni per poi tornare a quelle originali. In caso di scompenso cardiaco questo meccanismo è alterato: da qui l’intuizione di ripristinarlo artificialmente». Semplice l’idea ma ardua la realizzazione: la molla infatti deve essere biocompatibile e in grado di resistere per circa 120,000 battiti cardiaci al giorno e 500 milioni di battiti in dieci anni. L’impresa è riuscita grazie alla collaborazione con il Mollificio MSA S. Ambrogio, una società high-tech italiana. L’anello elastico ideato, e sviluppato interamente nel nostro Paese, è coperto da brevetto. La nuova tecnica potrebbe rappresentare una nuova speranza per combattere lo scompenso cardiaco, una condizione patologica che colpisce 11.5 milioni di pazienti negli Stati Uniti di America ed in Europa che comporta una grave riduzione della qualità di vita e causa circa 550.000 decessi all’anno. In Italia i malati sono circa 700 mila (1,2% della popolazione) e lo scompenso cardiaco è la prima causa di morte nel nostro Paese. «Lo scompenso cardiaco – spiega infatti il cardiologo Michele Senni, Responsabile dell’Unità di Medicina Cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo - si associa nella maggioranza dei casi ad una dilatazione del ventricolo sinistro, che dalla forma di pallone da rugby assume quella di un pallone da calcio, ed alla perdita delle proprietà elastiche. Questi cambiamenti portano all’incapacità del cuore di pompare una quantità di sangue sufficiente al fabbisogno di organi e tessuti dell’organismo».Il trapianto cardiaco che, allo stato attuale, è considerato il trattamento ideale per questa patologia, in fase avanzata, riesce a coprire solo l’1% circa delle necessità a causa della scarsità di donatori. Gli attuali dispositivi meccanici di assistenza ventricolare (cuori artificiali), nonostante più di 30 anni di ricerca, non sono ancora in grado di curare un numero significativo di pazienti affetti da scompenso cardiaco terminale. Per questo, l’idea dell’anello rappresenta una concreta speranza per i pazienti. «Lo sforzo congiunto della ricerca medica e dell’industria nell’ambito di questo progetto ha aperto nuovi campi di sviluppo nella fisica, nella fisiologia, nei modelli bio-matematici e nella biologia - conclude il cardiochirurgo Eugenio Quaini, responsabile dello sviluppo del progetto. L’elasticità è una componente fondamentale del cuore sano e giovane, che si altera a seguito di processi patologici e dell’invecchiamento sia a livello delle valvole che del miocardio. Stiamo sviluppando nuove tecniche per aumentare l’elasticità anche delle valvole e di altre strutture del cuore. L’attuale sfida è quella di passare dalla fase sperimentale all’applicazione clinica entro il 2008». I risultati dello studio sono pubblicati sul numero del 30 ottobre 2007 del Journal of American College of Cardiology , una fra le più prestigiose riviste internazionali.(30/10/2007)

e.roncalli

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