Una  storia totalmente inaspettata La frutta rubata. E la frutta regalata

Una storia totalmente inaspettata
La frutta rubata. E la frutta regalata

Questo non è un pesce d’aprile. E non fa neanche ridere. Ti lascia un po’ di amaro in bocca e incredulità. Quella tanta. Sabato sera ho fatto la spesa da brava massaia: fruttivendolo, arance e zucchine, previsioni per la settimana e un sacchetto stracolmo che ho messo nel baule della macchina.

Poi un giro per Borgo Santa Caterina e la macchina parcheggiata in zona Questura. Il tempo di andare a catechismo con il bambino grande, la Messa e i saluti, le strette di mano e di pace. Un sabato pomeriggio come tanti altri e la sera, arrivata a casa, spontaneo è stato aprire il baule per recuperare la spesa. Che non c’era.

Volatilizzata. Ma com’è? Dove l’ho messa? E si inizia a ripercorrere mentalmente la strada, il negozio, la cassa, il baule aperto e chiuso, i parcheggi. L’ho lasciata da qualche parte? L’ho dimenticata? No, me l’hanno rubata. E ci si arrabbia, ma solo un po’: perché vedere rubare cibo fa sempre un certo effetto. E si pensa anche che qualcuno, quella frutta, l’avrà poi mangiata. Magari ha spremuto le arance, proprio come avrei fatto io per la colazione dei bambini prima di scuola, le patate se l’è fatte al forno, una bella pasta con le zucchine. Ma sì, alla mia salute, anche se resta lo sconcerto di una quotidianità maltrattata: rubare la frutta da un baule... Forse rubare per fame... E allora non ci si arrabbia più e si accetta. Ormai è facile aprire e chiudere le nostre macchine, entrare in una casa, spaccare un vetro. Ormai tutto è molto più facile.

Poi, non convinta, sempre più perplessa, sono tornata dal fruttivendolo, perché un dubbio mi era rimasto attaccato addosso. La spesa l’ho ritirata? Non è che l’ho lasciata sul bancone? No, la spesa è finita nel mio baule, avevo fatto anche il nodo al sacchetto per non far rotolare le arance, quelle che vengono direttamente dalla Sicilia e alla bambina piacciono tanto. E il fruttivendolo mi guarda, sorride un po’, ma neanche più di tanto: non è la prima volta che succede, mi dice, e si volta verso le casse di pomodori e kiwi. Inizia a far sacchettini, a rifarmi la spesa in silenzio, e il sacchetto torna sul bancone.

Riecco la mia frutta e verdura, e me la porge. Questo non succede invece così spesso. Questo è meno facile di un baule aperto di nascosto. E neppure questo è un pesce d’aprile. Ma un gesto sorprendente. Bello. Perché sincero. Senza tornaconti, senza richieste o recriminazioni. Inaspettato.
Fabiana Tinaglia


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