Universitari tra lezioni e amicizie
La ricerca: pochi servizi

Per alcuni ormai è una seconda casa per altri invece è un luogo che abitano intrecciando lo spazio dello studio a quello del lavoro e della famiglia. Per tutti però l'università non è solo un «esamificio» dove si va per seguire le lezioni oppure dare gli esami, ma anche un luogo dove coltivare le relazioni amicali che in futuro potrebbero diventare anche professionali. Relazioni che per ora si vivono davanti alla macchinetta del caffè o sulle seggioline dei corridoi nel periodo invernale. D'estate va un po' meglio, perché Città Alta offre chiostri e spalti molto piacevoli da vivere. Ecco perché, dopo aver realizzato una ricerca preliminare sugli stili di vita degli universitari, Luca Assi e Claudia Ferrari, studenti della Facoltà di Scienze della formazione oltre che con un'esperienza alle spalle di rappresentanti degli studenti nel Senato Accademico, propongono all'ateneo orobico di avere più spazi aperti alla socialità come aule per lo studio in gruppo, ma anche un bar, una maggiore accessibilità e agilità negli spostamenti per tutti gli studenti anche quelli diversamente abili. Un appello che si allarga alla città che forse stenta a raccogliere il potenziale (anche economico) di una presenza di 15 mila studenti sul territorio (oltre 8.000 solo gli iscritti in Città Alta: 3.600 a Scienze della formazione, 1.130 a Scienze umanistiche e 3.500 a Lingue e letterature straniere). In Città Alta, per esempio, esistono molti spazi attrezzati per i turisti ma sono ancora pochi i luoghi di aggregazione e anche i servizi a misura di studente.

UNO SPAZIO PER LA RELAZIONE
È stata presentata una prima ricerca - che gli stessi autori hanno invitato ad allargare in un'indagine con il contributo di altri studenti - sulle modalità con cui i giovani abitano l'università di Bergamo, in particolare le sedi di Città Alta riservate anche alla Facoltà di Scienze della formazione. Presenti anche due sociologi dell'Università di Bergamo, Cristiana Ottaviano e Stefano Tomelleri, e Ivo Lizzola, preside della facoltà di Scienze della formazione. «Si tratta di una ricerca qualitativa basata su interviste che gli studenti hanno fatto ad altri studenti su come vivono l'università. È un lavoro preliminare - hanno spiegato gli autori - che allarghiamo alla partecipazione degli altri studenti. Noi siamo o siamo stati anche i rappresentanti degli studenti negli organi accademici e attraverso di noi i giovani possono aprirsi al protagonismo in università. Abbiamo preso in considerazione come si vive l'amicizia, lo studio, il lavoro, ma anche il tempo libero e le strutture dentro e fuori l'università». Ne esce un quadro in cui i giovani apprezzano nel complesso gli spazi universitari sia dal punto di vista estetico in particolare le sedi di Sant'Agostino e del Collegio Baroni, sia per la misura «domestica» dell'università orobica in cui è facile intrecciare relazioni costruttive con docenti e personale tecnico amministrativo, ma anche con il territorio grazie agli stage e tirocini.

MANCANO BAR E AULE
Punto dolente solo la sede di via San Tomaso (ormai inutilizzata), ma anche quella di via Tassis solo parzialmente attrezzata. Carenti in alcuni luoghi i computer, le fotocopiatrici e le stampanti «anche se - dicono sempre gli studenti - la ricerca è stata realizzata prima dell'inaugurazione del Baroni». Ancora da costruire l'accessibilità per tutti, soprattutto per i disabili e decisamente scomoda resta la collocazione delle segreteria in via dei Caniana «anche se il numero verde e il sito Internet sono sempre disponibili e aggiornati». Meno ottimismo sul fronte dei luoghi di relazione. «L'università - riflettono gli studenti - è concepita come esamificio, ma in realtà è anche uno spazio propizio per le relazioni. Attraverso gli scambi con gli studenti si conoscono incontri, ci si scambiano informazioni sui servizi, sulle possibilità di impiego, sui seminari e si discute di quello che si è ascoltato alle lezioni. Si costruiscono relazioni amicali che in futuro potrebbero aprire anche interessanti rapporti professionali con esperti del nostro stesso settore». Ma i tempi di un caffè alla macchinetta non sono proprio gli stessi di un pranzo condiviso o di un pomeriggio di studio insieme. Su questo fronte, però, i luoghi dove far crescere le relazioni scarseggiano, dentro e fuori dall'università. «La mensa non è sempre facilmente raggiungibile per tutti - osservano - e manca un bar che esiste in qualsiasi ateneo. Siamo pronti anche a pensare a un progetto di cogestione. Abbiamo poi a nostra disposizione una biblioteca e un'aula studio di 90 e 60 posti: ancora un po' pochi per un potenziale di studenti di 3.600 persone iscritte». E se d'estate Città Alta diventa un luogo di aggregazione «naturale», esercenti e istituzioni sembrano non aver ancora colto la potenzialità di avere così tanti giovani. Ancora pochi, secondo i ricercatori, gli spazi per il ristoro e i servizi per gli studenti.

GIOVANI PROTAGONISTI IN ATENEO
«La ricerca - ha osservato Cristiana Ottaviano - ha il merito di far parlare gli universitari della loro università. Credo che meriterebbe uno studio più allargato, per esempio prendendo in considerazione anche i non frequentanti». «Gli studenti - ha aggiunto Stefano Tomelleri - hanno messo in luce che il benessere arriva per loro dalle relazioni e non solo dalla ricchezza. Rompe anche uno stereotipo di giovani che hanno una concezione consumistica dell'università. Le loro critiche infatti denotano anche un senso di appartenenza forte al luogo in cui studiano che li porta a prendersene cura». «I giovani coniugano studio e lavoro, ma anche famiglia, esperienze professionali e personali - ha concluso il preside Ivo Lizzola - durante il percorso universitario. Imparano a confrontarsi con la realtà e sperimentare la consapevolezza di sé, anche a negoziare. Per questo sono anche molto selettivi e questo ci obbliga ad avere la massima cura per l'offerta che diamo». Intanto proprio i rappresentanti degli studenti della Facoltà di Scienze della formazione hanno deciso di aprire uno sportello settimanale dove raccogliere idee e segnalazioni degli studenti a partire dal 12 maggio nell'ufficio 2 della sede di Sant'Agostino dalle 11 alle 14.

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