«Autonomia su tutte le materie» Maroni in aula dopo il referendum

«Autonomia su tutte le materie»
Maroni in aula dopo il referendum

«Questa è una partita che faccio per vincere e non per pareggiare» ha aggiunto durante il suo intervento in Aula consiliare,

«Chiederò più autonomia su tutte e 23 le materie previste da Costituzione, perché la Lombardia è una Regione speciale ed è in grado di gestirle, soprattutto sul coordinamento del sistema tributario, e ovviamente chiederò le risorse economiche conseguenti, che sono risorse importanti» e «sul piano del residuo fiscale chiederò lo stesso trattamento dell’Emilia Romagna, che con noi verrà a trattare con noi queste competenze. Per la Lombardia ci dovrebbe essere un vantaggio economico di 20 miliardi in più che utilizzerei per imprese e famiglie». Così il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni sul tema del referendum sull’autonomia.

Tra le materie «il coordinamento del sistema tributario: anche qui vorrei lo spettro più ampio possibile perché credo che la Regione debba essere incaricata di gestire il proprio sistema tributario coordinandosi con il ministero e l’Agenzia delle Entrate, per ottenere vantaggi diretto dallo Stato: ad esempio abbassare la pressione fiscale che da meno gettito in entrata ma porta più assunzioni e investimenti», spiega. Naturalmente, a maggiori competenze saranno legate maggiori risorse, che «sono indispensabili» ma «ci sono competenze che richiedono risorse aggiuntive, perché ci sono materie su cui lo Stato non mette niente», quindi, chiedere il trattenimento di una parte del residuo fiscale, «che in campagna elettorale ha suscitato grandi polemiche, non è in contrasto con il quesito referendario», sostiene Maroni che si appella, anche, al principio di equità, chiedendo la riduzione del residuo fiscale lombardo del 7%, per equipararlo all’Emilia Romagna.

«Questa è una partita che faccio per vincere e non per pareggiare» ha aggiunto Maroni, durante il suo intervento in Aula consiliare, sottolineando come si stia scrivendo un «manifesto del neo regionalismo. La Lombardia è una Regione speciale, ma questa caratteristica di specialità non va fraintesa con la richiesta di Statuto speciale - ha ribadito anche in Aula il presidente, facendo appello affinchè si superino le polemiche e le posizioni contrarie, prendendo atto che il referendum, c’è stato -. Il Veneto lo ha fatto, ma noi faremo diversamente, imboccando un percorso innovativo, che porterebbe a una formula a metà strada tra le Regioni a Statuto ordinario e quelle a Statuto speciale. Bisogna scrivere questa pagina e io credo sia davvero una pagina esaltante, che io voglio scrivere con il Consiglio regionale e il cui esito dipenderà da noi. E io vorrei che questa pagina venisse scritta prima della fine della Legislatura».

Intervenendo dal banco di consigliere, il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo si è soffermato sull’unicità del passaggio storico-politico, insistendo sul fatto che «adesso arriva il momento del lavoro e del confronto. La palla è ora nelle mani del Consiglio regionale, che attraverso la trattazione in Commissione e poi il voto in Aula dovrà approvare l’atto formale che avvierà l’iter e la relativa trattativa con il Governo. L’obiettivo è mettere in atto un’autonomia responsabile, raccogliendo da subito il mandato che ci è stato affidato da oltre tre milioni di cittadini. La data utile per la trattazione in aula potrebbe essere il 16 novembre».

Il capogruppo del Pd Enrico Brambilla ha voluto ricordare le criticità nel funzionamento del voto e i ritardi nella trasmissione dei dati definitivi. «Con il 38,33 % dei votanti - ha detto - questo referendum rientra tra le consultazioni popolari con minor partecipazione, secondo solo al referendum sulle trivelle. Il dato di affluenza non è sufficiente per realizzare l’operazione ambiziosa annunciata. Piuttosto è necessario lavorare per estendere la partecipazione perché cinque milioni di cittadini non si sono sentiti rappresentati e dunque bisogna operare per un allargamento della base di consenso sia politica che territoriale. Per costruire una proposta seria il gruppo del Pd ci sarà».

«Il segnale di successo sono i titoli dei giornali romani», ha esordito il capogruppo della Lega Nord Massimiliano Romeo, che ha sottolineato che il principale effetto di questo referendum sia il riportare al centro del dibattito nazionale il tema del federalismo, mentre solo fino a poco tempo fa le Regioni erano considerate causa della crisi istituzionale del Paese. «Federalismo che a differenza del passato parte dal basso, dai cittadini, dalle parti sociali, dai territori. La maggiore autonomia va data alle Regioni che hanno dimostrato la maggiore efficienza. Al referendum c’è stato un voto trasversale che certifica ancora una volta come la politica dell’identità e della cultura prevalga sui vecchi schemi della destra e della sinistra e che la gente chiede di concretizzare».

«Noi siamo sempre disponibili a lavorare seriamente sulle proposte - ha detto Stefano Buffagni del Movimento Cinque Stelle - e in Consiglio regionale porteremo la nostra riflessione e appunto le nostre proposte. Il quesito era chiaro, chiedeva una trattativa su tutte le materie, e questa è la base da cui partire. Ambiente, dissesto idrogeologico, sviluppo e innovazione e istruzione sono le materie sulle quali una gestione dal basso, dalla nostra regione, può fare la differenza. Siamo assolutamente favorevoli a lavorare sulla finanza pubblica, ma il tema del residuo fiscale non può entrare nella trattativa. Più risorse alla Lombardia deve significare un cambiamento di approccio alla spesa: basta autostrade inutili e sprechi. Dobbiamo lavorare sulla scuola nell’ottica di generare conoscenza che trovi uno sbocco nel mondo del lavoro».

Il capogruppo di Forza Italia Claudio Pedrazzini è intervenuto dicendo che «la Lombardia merita di gestire più materie e gestire meglio le risorse, anche se nessuno mette in dubbio l’unità nazionale. Non ci saranno forzature e le tre regioni capofila del Nord potranno fare da battistrada a tutte le altre. Si rifletta sul significato di muoversi insieme, guardando ad un percorso orientato alla semplificazione . Ci auguriamo che il Pd di governo mostri più lungimiranza del Pd lombardo. L’invito è di guardare a un percorso possibilmente unitario cercando di richiamare allo sforzo anche le altre regioni che hanno dimostrato interesse al rinnovamento delle istituzioni regionali dell’intero paese».

«Resto convinto - ha detto Roberto Bruni (Patto Civico) - dell’inutilità di questo referendum, che ho giudicato costoso, generico e tardivo. Apprezzo molto l’intento di discostarsi dalla Regione Veneto che ha annunciato una proposta di legge al Parlamento per ottenere lo Statuto di Regione speciale. Porti e aeroporti, rete e infrastrutture non possono essere di competenza esclusiva. Dobbiamo avere una chiave di priorità sulle materia da gestire. Bisognerebbe chiarire già adesso le intenzioni, ma si tratta di una necessità resa complicata dal fatto che fra cinque mesi ci sarà nuovo governo regionale. Il tema del residuo fiscale non faceva parte poi del quesito referendario. Occorrerebbe poi porsi il problema anche del centralismo regionale, cioè di come far funzionale meglio la Regione».

Per Stefano Bruno Galli (Maroni Presidente), «il risultato e la partecipazione al referendum esprimono quella sensibilità autonomistica che ha avuto un’evoluzione crescente in tutto il Paese a tal punto che la curva è inarrestabile e costante. L’articolo 116, III comma, è ancora una parte inattuata della Costituzione repubblicana. E’ dunque arrivato il momento di comprendere la necessità di avere la consapevolezza dell’esistenza di un sistema istituzionale che è ormai vicino al collasso. In vista della trattativa concordo con la necessità di riconvocare in quest’aula i 150 parlamentari lombardi per confrontarci con loro su questo passaggio. E’ arrivato il momento di mettere in atto un sano sindacalismo istituzionale per raggiungere il mandato che ci hanno consegnato oltre 3 milioni di lombardi».

La capogruppo di Insieme x la Lombardia Chiara Cremonesi ha definito un «pasticcio» il voto elettronico. «Le gestione è stata pessima, un fallimento che ha tante responsabilità e che impone una riflessione. Quanto al voto, il 38% dei lombardi che è andato a votare non rappresenta un plebiscito, non è stato un successo. Anche gli argomenti usati in campagna elettorale ne sono un testimonianza: si è sventolata la questione delle sicurezza, del residuo fiscale, tutte tematiche che non centravano nulla con il quesito referendario. Solo propaganda». Cremonesi ha poi puntato il dito contro il costo del referendario «che è stato uno sperpero di denaro pubblico».

L’esponente di Lombardia Popolare Alessandro Colucci ha parlato di un risultato referendario che «ci consegna una grande responsabilità. Abbiamo infatti un mandato chiaro: gli oltre tre milioni di lombardi che sono andati a votare ci chiedono più autonomia. Adesso è arrivato allora il momento di mettere in cantiere un lavoro articolato per aprire la trattativa con lo Stato e questo va fatto dando ascolto a tutte le componenti politiche, sociali ed economiche della Lombardia in modo tale che questa operazione di confronto definisca chiaramente le materie che vogliamo gestire con il nostro modello che si caratterizza per essere veloce, preciso e concreto. Lo straordinario risultato del referendum è anche un successo dell’impegno e del coraggio del Presidente Maroni e della sua maggioranza che non ha personalizzato la consultazione estendendo in questo modo l’aera del consenso sugli obiettivi».

«Sono convinto – ha detto il capogruppo di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato - che la questione dell’autonomia debba coniugarsi con il presidenzialismo. Sono due temi che devono essere affrontati insieme. Se si dovesse riproporre questo referendum anche in altre regioni, il quesito dovrà contenere questa questione. Giusto il percorso delle specialità delineato dal Presidente Maroni e non delle regioni a statuto speciale come chiesto dal Veneto. Bisogna avere molto realismo soprattutto nell’individuazione delle competenze. Anche perché i tempi sono strettissimi: tre mesi, se si vuole portare a casa qualcosa».

«Il voto della gente parla chiaro - ha detto Maria Teresa Baldini (Fuxia People) - e rende giustizia a quel progetto bossiano che è stato più volte da molti bistrattato, quando invece Umberto Bossi, da leader lungimirante, aveva già tracciato il percorso federalista di rilancio. Oggi non possiamo che prendere consapevolezza che il suo progetto rimane più che attuale, sia a livello europeo che nazionale e che, progressivamente, continuerà a prendere sempre più forma in un prossimo futuro».

Onorio Rosati ha sottolineato la contrarietà di Mdp al referendum. «Con il Consiglio di oggi - ha aggiunto – si apre un nuovo capitolo. Noi siamo per una richiesta di competenze realistico e limitato, considerato il tempo brevissimo che ci separa dalla fine della legislatura sia regionale che nazionale. Negoziato mirato su competenze specifiche del 116: ad esempio, vedo come priorità ambiente, beni culturali, scuola, ricerca e innovazione, le materie più vicine alla dinamicità di una regione come la Lombardia».

Per Elisabetta Fatuzzo dei Pensionati «è importante tenere più competenze e risorse per Regione Lombardia perche’ è una regione virtuosa e speciale nei fatti. In particolare ci preme la competenza sulla previdenza complementare integrativa che anche il presidente Maroni ha citato come materia prioritaria: e interessante anche per proporre qualcosa di nuovo e utile per i nostri giovani».


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