Aree protette, giro di vite dei carabinieri forestali
Il Parco delle Orobie bergamasche con la Presolana Foto Fronzi

Aree protette, giro di vite
dei carabinieri forestali

Perdita di habitat, crisi climatica, inquinamento, eccessivo sfruttamento delle risorse e specie aliene invasive minacciano in modo pesante la biodiversità anche in Italia. Il nostro Paese ospita circa la metà delle specie vegetali e un terzo di quelle animali presenti in Europa. La fauna selvatica, nel mondo, si è ridotta del 60 per cento negli ultimi quarant’anni, mentre un milione di specie rischiano l’estinzione.

La perdita di biodiversità e la crisi climatica sono connesse: se la seconda, a causa delle emissioni di gas serra, si aggrava, anche la prima segue la stessa tendenza. Ripristinare le foreste, i suoli, le zone umide e creare nuovi spazi verdi nelle aree urbanizzate sono tra le misure necessarie per la mitigazione della crisi climatica e la tutela della biodiversità. L’istituzione della Rete Natura 2000 sul territorio dell’Unione Europea mira a contenere la perdita di biodiversità, salvaguardando gli habitat e le specie, sia vegetali sia animali, rari o minacciati.

Le aree protette, d’altra parte, non sono sufficienti se non sono vigilate. Il numero di marzo di «eco.bergamo», il supplemento di ambiente, ecologia, green economy in edicola gratis con L’Eco di Bergamo, contiene la prima puntata di un’inchiesta sulle principali criticità dei siti Natura 2000 della provincia. Le stazioni dei Gruppi carabinieri forestale, che dall’1 gennaio 2017 hanno assorbito l’ex Corpo forestale dello Stato, dal novembre 2019 hanno iniziato a compiere i controlli nelle aree protette seguendo un nuovo protocollo e compilando le relative relazioni. Da allora al gennaio scorso le indagini nella Bergamasca sono state 206, le irregolarità riscontrate 23, le sanzioni emesse undici, otto amministrative e tre penali. Le persone interessate dalle ispezioni sono state in tutto 151. Le principali minacce per gli habitat e le specie protetti sono conseguenze dirette o indirette delle attività umane. I controlli con esito positivo riguardano criticità provocate dalla fruizione antropica in undici casi. Un’insidia è costituita dalla mancanza di consapevolezza della precarietà degli ecosistemi e del disturbo generato alla fauna: i passaggi con motocross e motoslitte in ambienti delicati come i pascoli ne sono un esempio.

Nella Bergamasca, Rete Natura 2000 comprende 19 Siti di importanza comunitaria (Sic), tutti designati anche come Zone speciali di conservazione (Zsc), e sette Zone di protezione speciale (Zps), istituite per la tutela ornitologica. I carabinieri forestali hanno riscontrato cinque irregolarità anche per la categoria delle «valutazioni di incidenza», che hanno lo scopo di stimare l’impatto di determinati progetti e attività all’interno di Zsc e Zps. Un’attenta sorveglianza può ridurre molte azioni pericolose. La protezione regionale della Rete Natura 2000 si basa sulla connessione tra le varie forze di vigilanza dell’ambiente. I protagonisti principali sono i gruppi carabinieri forestale, le polizie provinciali e gli enti gestori delle aree protette con le guardie ecologiche volontarie e i guardiaparchi. I carabinieri forestali e la Lipu, Lega italiana protezione uccelli, hanno concordato un nuovo protocollo regionale per rendere più efficace l’attività di vigilanza nei siti Natura 2000. Le nuove procedure sono comprese nel progetto Life Gestire 2020 per la conservazione della biodiversità in Lombardia, cofinanziato dalla Commissione Europea. Dal novembre 2019 i controlli sono stati compiuti seguendo il nuovo protocollo, rendendo più adeguata l’opera di sorveglianza nella Rete Natura 2000.

L’inchiesta di «eco.bergamo» continuerà, nei prossimi numeri, presentando le altre attività di vigilanza per la tutela della biodiversità.


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