Lunedì 25 Novembre 2013

Il mais di Gandino:

un alimento globale

Il mais spinato di Gandino

Il mais di Gandino, alimento globale (foto allegata)

Per i bergamaschi mais significa polenta, per gli italiani (soprattutto quelli del nord) uno degli alimenti che ha permesso loro di sopravvivere in tempi di guerra e carestia. La storia dice che furono gli Olmechi nel 1.700 a.C. i primi a coltivare mais sulla penisola della Yucatan, nell’attale Messico.

Negli anni successivi le coltivazioni scesero fino all’altopiano andino e toccarono anche San Salvador; Cristoforo Colombo, giunto qui nel 1492, non si fece scappare quel seme ignoto agli europei e lo portò in Italia l’anno successivo donandolo al papato. Questi lo distribuì ai “principi progressisti d’Italia” che lo coltivarono nei propri orti botanici ma fu un Conte romano a sviluppare la prima vera coltivazione di mais nel 1532. La prima coltivazione a campo avvenne invece nel 1554 a Rovigo e quasi ottant’anni dopo, nel 1632, il mais giunse per la prima volta nell’attuale Lombardia, a Gandino (all’epoca ‘Clusven’) dopo essere passato da Belluno nel 1617 per la prima coltivazione collinare.

Con questo viaggio transoceanico il mais divenne uno dei primissimi simboli della globalizzazione ma nel corso del tempo ha assunto un altro valore, quasi contraddittorio: mais significa infatti anche localizzazione e biodiversità perché in ogni zona in cui viene coltivato cresce una specie di mais unica, diversa da tutte le altre perchè si adatta a quella determinata temperatura e cresce rispettando l’andamento delle precipitazioni di quel preciso luogo crescendo dall’equatore fino ai 3000 metri.

“La versatilità è una delle caratteristiche principali del mais – spiega Paolo Valoti di Cra-Mac – e fa di questa coltura una delle più diffuse al mondo. Lo spinato ad esempio è in grado di reggere alle temperature più fresche che si registrano a Gandino durante l’anno. In Lombardia si contano ormai 60 diverse specialità diverse di mais ma il nostro centro ne conserva addirittura 850, derivanti da tutto il mondo. Le coltivazioni di mais non smettono di crescere di intensità e questo anche grazie ai nuovi studi sulla genetica che hanno consentito alle piante di crescere in verticale occupando così un’area più ridotta: le produzioni medie, infatti, sono passate da 20 quintali/ettaro fino a 150 q/ettaro”.

Per i bergamaschi è da sempre un alimento caratteristico perché coltura in grado di resistere e adattarsi ai diversi climi, perché possiede alti valori nutrizionali e per la semplicità nel cucinarlo. In Italia, a oggi, si consumano 4 kg pro-capite all’anno di mais (nell’800 erano 50kg) mentre in Messico il consumo è di 156 kg pro-capite annui.

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