Lo spopolamento aggrava le alluvioni in montagna
Il tratto di pista ciclabile, tra Ambria di Zogno e San Pellegrino Terme, distrutto dalla piena del Brembo nel mese scorso

Lo spopolamento aggrava
le alluvioni in montagna

Il fenomeno delle piogge torrenziali è sempre più frequente, causato dai cambiamenti climatici indotti, in maniera largamente preponderante, dalle emissioni umane di gas serra. L’Italia, dal 1999 al 2008, ha registrato poco meno di ventimila morti per gli eventi estremi ed è sesta nel mondo per il numero di vittime. In montagna le alluvioni, a causa del dissesto idrogeologico, provocano effetti più gravi, con allagamenti e frane.

Sindaci e amministratori della Bergamasca segnalano un’altra questione fondamentale: lo spopolamento, un’emergenza che riguarda le nostre valli.

Un’inchiesta di quattro pagine sul tema si può leggere su eco.bergamo, la rivista di ambiente, ecologia, green economy in edicola gratis con L’Eco di Bergamo domenica 8 novembre. Giampiero Calegari, sindaco di Gorno e presidente della Comunità montana Valle Seriana, annuncia: «Il nostro ente ha commissionato uno studio per conoscere l’effettiva situazione del proprio territorio. La mappatura delle zone a rischio permetterà di classificare gli interventi necessari come urgenti, urgentissimi e programmabili, realizzare i progetti conseguenti e richiedere i fondi per le opere ai vari livelli, locale, regionale, statale ed europeo. I terreni, a causa del declino nella cura dei boschi, sedimentano strati di foglie che li trasformano in lastre impermeabili, su cui l’acqua non è più assorbita ma corre velocemente fino a valle».

Il sindaco di Clusone, Massimo Morstabilini, conferma: «Occorre recuperare la cura del territorio, con la pulizia dei corsi d’acqua e dei boschi». Angelo Bosatelli, sindaco di Valgoglio e assessore alla Salvaguardia del territorio della Comunità montana, aggiunge: «Formuleremo al prefetto un invito al coordinamento tra i Comuni che ospitano dighe e bacini e le società che li gestiscono. Occorre alleggerire gli invasi al primo avviso di allerta meteo».

Carlo Personeni, presidente del Consorzio del Bacino imbrifero montano del lago di Como e fiumi Brembo e Serio: «Oggi la tecnologia consente previsioni sul meteo più precise. Solo la prefettura può gestire il coordinamento nei momenti d’urgenza. Servono politiche capaci di guardare avanti nel tempo – continua – , agevolando la vita nei paesi di montagna. Il dissesto idrogeologico è più grave se i terreni non sono curati e coltivati». «Lo spopolamento dei territori pesa sulla salvaguardia della montagna» ribadisce Marco Milesi, sindaco di San Giovanni Bianco. «Boschi e prati sono abbandonati a se stessi. Riportare le persone a vivere in montagna è il metodo di prevenzione migliore». Selina Odette Fedi, sindaco di Zogno, dove la piena del Brembo del mese scorso ha distrutto la pista ciclopedonale tra Ambria e San Pellegrino: «Servono monitoraggio continuo e risorse umane per attuarlo».

Segnaliamo, tra i numerosi servizi di eco.bergamo, un’altra ampia inchiesta, dedicata a una forma di inquinamento finora trascurata, quella dovuta all’usura degli pneumatici. Nella Bergamasca i 920 mila mezzi a motore circolanti per un milione e 116 mila abitanti disperdono, in un anno, 1.500 tonnellate di gomma, che si deposita sulle strade, è lavata dalle piogge, entra nei reticoli idrici e nelle caditoie. I frammenti più piccoli contribuiscono alla formazione del particolato, peggiorando la qualità dell’aria e influendo sulla salute e l’ecosistema. Oggi in Italia più del 60 per cento degli pneumatici fuori uso è riciclato in asfalti modificati più resistenti e meno rumorosi, in campi da gioco, in prodotti per l’isolamento acustico e l’assorbimento delle vibrazioni.

Un servizio si sofferma sulla prima abitazione – una villa di 160 metri quadrati a Beckum, in Germania nella Renania Settentrionale-Vestfalia – costruita interamente con tecnologia digitale e materiali naturali, grazie al cemento hi-tech frutto della ricerca dei laboratori i.Lab di Italcementi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA