Martedì 01 Marzo 2011

Coldiretti Bergamo e caro-gasolio
Il florovivaismo è in ginocchio

La  crisi in Libia si sta ripercuotendo pesantemente sul florovivaismo. Il caro petrolio ed i suoi effetti sui costi energetici mettono a rischio le circa 200 aziende che in provincia di Bergamo operano in questo settore e utilizzano ai fini produttivi quantità elevate di gasolio.

«Per l'agricoltura bergamasca - spiega Giancarlo Colombi, presidente di Coldiretti Bergamo –  il florovivaismo è un comparto di punta, che nel corso degli ultimi anni ha investito molto in qualità del prodotto ed  innovazione. Le impennate del prezzo del gasolio che si stanno susseguendo in questi giorni rischiano di vanificare gli sforzi fatti finora dagli imprenditori per affrontare il mercato in modo competitivo».

Le difficoltà causate dalle instabilità dei Paesi del Nord Africa si sommano anche alla mancata reintroduzione delle agevolazioni per il gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre.

«Quanto sta avvenendo in Libia – sottolinea Lorenzo Cusimano, direttore di Coldiretti Bergamo - rende ancora più urgente la necessità che venga annullata l'accisa sui carburanti destinati al riscaldamento delle serre, come già avveniva negli anni passati. Se ciò non avverrà le imprese che producono in serra dovranno pagare un conto molto salato».

Si tratta di evitare un insostenibile aumento dei costi in settori che devono subire un forte pressing competitivo. Secondo Coldiretti Bergamo infatti in assenza di interventi tempestivi verranno  incentivate le importazioni soprattutto da paesi extracomunitari, favoriti da un clima più caldo, dove spesso si sfrutta la manodopera e si utilizzano di pratiche di coltivazione dannose per la salute e l'ambiente bandite dall'Ue.

«Nel giro di due anni – sottolinea Carlo Donini, responsabile della consulta floricola di Coldiretti Bergamo -  il prezzo del gasolio è aumentato di oltre il 100 per cento.  A  questo dato vanno aggiunti gli aumenti strettamente connessi al costo delle materie prime in genere, come vasi da coltura (ovvero materie plastiche),concimi chimici,energia, trasporto, imballi  ecc. A un aumento esponenziale dei costi di produzione e di gestione aziendale, non sono corrisposti gli aumenti dei prezzi di piante e fiori che addirittura sono invece in contrazione a causa della crisi mondiale e del conseguente calo dei consumi. E così assistiamo a una sempre maggiore invasione di prodotto  estero. Vanno rilevati anche gli effetti negativi delle strategie della grande distribuzione, colossi che possono permettersi di vendere sottocosto divenendo riferimento per i prezzi al dettaglio in genere».

Con l'avvicinarsi della lavorazioni primaverili, tutte le imprese agricole sono preoccupate per il rincaro delle voce energia. Una situazione allarmante che, se si considera la difficoltà del settore di ottenere una remunerazione adeguata per i propri prodotti,  rischia di diventare insostenibile per decine di aziende che difficilmente potranno far quadrare i bilanci.

r.clemente

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