Venerdì 30 Settembre 2011

Crolla il potere d'acquisto
Famiglie: risparmi a picco

Cala il potere d'acquisto delle famiglie, scende la loro propensione al risparmio che tocca i livelli più bassi degli ultimi 11 anni. A dirlo è l'ultima fotografia scattata dall'Istat, riferita al secondo trimestre dell'anno, che traccia uno scenario non incoraggiante.

Si erode, dunque, sempre più la capacità delle famiglie di mettere qualcosa da parte. Da un lato, infatti, al netto dell'inflazione, il potere di acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile in termini reali) nel secondo trimestre del 2011 è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2010.

Contestualmente, continua a scendere la propensione delle famiglie stesse al risparmio: nel secondo trimestre dell'anno è stato pari all'11,3%, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,2 punti percentuali rispetto al secondo trimestre del 2010.

Un dato, quello dell'11,3%, che è il più basso – come emerge dalle serie storiche – dal primo trimestre del 2000 (quando si era attestato all'11,1%). Questo perché – sempre sulla base dei dati dell'Istituto nazionale di statistica – il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto, a livello congiunturale, dello 0,5% ma in modo più contenuto rispetto alla dinamica della spesa per consumi finali (salita dello 0,9%), in valori correnti.

Ugualmente, rispetto al secondo trimestre del 2010 e cioè nel confronto annuo, il reddito disponibile delle famiglie, sempre in valori correnti, è aumentato del 2,3%, a fronte di una crescita del 3,7% della spesa delle famiglie per consumi finali. A ciò si aggancia la minore disponibilità di reddito in termini reali.

I consumatori lanciano l'allarme: «Il crollo del potere di acquisto è purtroppo destinato a peggiorare, a causa della manovra iniqua e sbagliata del governo» e arriverà a contrarsi «dal 4 al 6%, con una caduta di reddito, nel 2014, di circa il 6,3%», sostengono Federconsumatori e Adusbef.

Per la Cia, la Confederazione italiana agricoltori, le famiglie sono costrette a «tagliare» anche sul cibo. Nei primi sei mesi del 2011, infatti, i consumi alimentari – dice la Cia – diminuiscono ulteriormente e a farne le spese non sono soltanto i prodotti «superflui», ma anche quelli di prima necessità: il pane crolla dell'8,5% e il pesce del 4,8%; la domanda di carne rossa scende del 3,2% e quella di frutta del 2,7%.

Non si salva neppure la pasta, che subisce una flessione dell'1,6%.
Nella fotografia dell'Istat anche le imprese: nel secondo trimestre dell'anno, la quota di profitto delle società non finanziarie è stata pari al 40,3%, invariata rispetto al trimestre precedente, ma in diminuzione di 0,9 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2010 (quando era al 41,2%).

«I dati dell'Istat denunciano le difficoltà della filiera agroalimentare, colpita da fenomeni speculativi che danneggiano consumatori e produttori», afferma il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso.

«Il settore agricolo – precisa Tiso – ha il dovere di garantire l'accesso al cibo anche a coloro che vivono in situazioni difficili e che, con una propensione al risparmio dell'11,3%, la più bassa dal 2000, sono in costante aumento».

r.clemente

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