Novem, l'operaio Petteni
«Quando era la nostra Fiat»

Cartellino numero 176: è quello che Gigi Petteni, attuale segretario della Cisl Lombardia, ha timbrato dai 14 ai 20 anni, quando lavorava alla Mobili Barcella di Bagnatica. Già, perché la storia della Novem Car Interior Design si intreccia con quella della Mobili Barcella.

Novem, l'operaio Petteni «Quando era la nostra Fiat»

Cartellino numero 176: è quello che Gigi Petteni, attuale segretario della Cisl Lombardia, ha timbrato dai 14 ai 20 anni, quando lavorava alla Mobili Barcella di Bagnatica. Già, perché la storia della Novem Car Interior Design, che ha aperto la procedura di mobilità per 129 dipendenti su 289, si intreccia con quella della Mobili Barcella (mobili in legno), fondata nel 1947 dal cavaliere del lavoro Giuseppe Barcella.

Ed è proprio lì che Petteni, classe 1954, originario di Vigano San Martino, si presenta un bel giorno in bicicletta, chiedendo di poter sostenere un colloquio di lavoro. «C'erano diverse persone di Vigano che lavoravano in quella che per noi era la nostra Fiat - racconta Petteni - e così mi sono buttato: cercavano giovani apprendisti e mi hanno assunto».

Petteni negli anni Settanta ha lavorato alla catena di montaggio della Mobili Barcella per sei anni, poi si è dedicato al sindacato e ad oggi è in aspettativa. «Mi ricordo l'emozione, la paura di sbagliare, il bigliettino che compilavo la sera indicando tutti i pezzi che avevo prodotto in giornata, perché allora venivamo pagati a cottimo, e la carta intestata della società con la scritta Mobili Barcella in verde. Mi ricordo il mio capo, il Mario, che a volte mi dava di quelle strigliate...».

Il leader della Cisl lombarda prendeva il pullman, messo a disposizione dall'azienda, che tutte le mattine faceva tappa in Val Cavallina e portava i lavoratori a Bagnatica e «quando scendevo dal pullman incrociavo sempre l'auto che portava a scuola il figlio del titolare, mio coetaneo (Alberto, già presidente della Novem, oggi numero uno di Confindustria Lombardia, ndr)».

Nel 1970 Petteni prende la tessera della Cisl e qualche anno più tardi entra nella categoria che rappresenta i lavoratori del legno, conducendo le prime battaglie (sul premio di risultato, la mensa aziendale) proprio alla Mobili Barcella, «dove sono stati raggiunti dei grandi accordi».

Di Giuseppe Barcella Petteni conserva un ottimo ricordo: «Ci chiamava "la me zét" (la mia gente). Era un imprenditore che seguiva da vicino l'azienda e frequentava poco Confindustria. Oggi invece - mi permetta - alcuni imprenditori che hanno ereditato grandi realtà frequentano più volentieri i salotti che le proprie aziende e poi non ci si deve stupire se queste vanno in declino».

Il suo rammarico è proprio questo: «Vedo declinare nel modo peggiore una delle più grandi storie imprenditoriali della nostra provincia». Quasi vent'anni fa, l'attuale Novem si chiamava Emba, fondata nel 1988 come joint-venture paritetica fra la tedesca Empe Werke, nata nel 1949, e la Mobili Barcella. Negli anni Novanta c'è un primo passaggio azionario a livello di gruppo, con l'ingresso di una società di private equity che concentra in Novem la produzione di interni in legno pregiato.

Dal 2005 la famiglia Barcella è uscita dal capitale di Novem Bergamo, in seguito a una dismissione graduale iniziata nel 2000 (oggi l'azienda è passata sotto il controllo del fondo Bregal Capital). Per Petteni si tratta di «un epilogo professionale radicalmente diverso rispetto a quella che è stata la storia dell'azienda: quando realtà come la Novem sono gestite da multinazionali, il rischio è che non ci sia sufficiente attenzione al territorio».

Ora l'obiettivo è «fare di tutto perché ai dipendenti sia garantito il posto di lavoro, con l'auspicio che la società riveda le proprie posizioni. La scelta che ha annunciato è sbagliata, ingiusta e disumana». Nel frattempo mercoledì è in programma prima un presidio fuori dai cancelli dell'azienda e poi il corteo dei lavoratori con partenza dalla sede di Bagnatica e arrivo davanti al Comune, dove i sindacati incontreranno il sindaco Primo Magli.

Dopo le 8 ore di sciopero di giovedì, venerdì i lavoratori hanno incrociato le braccia per altre 8 ore e sabato e domenica lo stabilimento tornerà a fermarsi per il blocco di flessibilità e straordinari. Per lunedì è probabile l'incontro con i vertici aziendali per l'esame congiunto della procedura di mobilità.

Francesca Belotti

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