Martedì 20 Marzo 2012

La moda orobica sente la crisi
In Lombardia mobilità +111%

Il mondo della moda bergamasco risente della crisi e il territorio orobico è tra i più colpiti in Lombardia, anche perchè nella Bergamasca i lavoratori del comparto tessile sono tantissimi: 7.877 contro i 2.512 di Brescia e i 2.317 di Varese. Non si allenta infatti la morsa della congiuntura negativa sul settore. Sono 564 le aziende in crisi, 22.029 i lavoratori coinvolti (erano 19.250 a inizio 2011). Ad eccezione della cassa integrazione straordinaria, tutti gli ammortizzatori sociali sono in forte aumento: più del doppio i lavoratori in mobilità (+111%), più del 90% quelli interessati da chiusure aziendali.

Un settore, quello del tessile, che soffre da alcuni anni e che nel 2011, secondo l'Osservatorio congiunturale della Femca Cisl Lombarda, ha subìto i maggiori disagi. I territori particolarmente colpiti in questa fase sono quelli con una storica presenza del settore, e quindi Bergamo e Varese (distretti del tessile e abbigliamento), Brescia (abbigliamento e calzature), Mantova (calzetteria), Legnano Magenta (con la zona di Parabiago distretto delle calzature) e in misura minore rispetto al passato, Como (distretto della seta).

Complessivamente, inoltre, negli ultimi quattro mesi del 2011 in Lombardia 52 aziende hanno collocato in mobilità 1.823 addetti ed hanno cessato l'attività 51 aziende con circa 2.000 lavoratori. Preoccupano infine, i primi segnali del 2012 con ulteriori e numerose perdite occupazionali: «In Lombardia ci sono una miriade di piccole e medie imprese che, lavorando prevalentemente conto terzi per i grandi marchi del Made in Italy e per i gruppi industriali del settore, soffrono la crisi in misura maggiore e spesso sfuggono alle rilevazioni ufficiali – sottolinea Aldo Isella, segretario generale Femca Cisl Lombardia -. Purtroppo le micro-dimensioni aziendali sono un'ulteriore difficoltà da superare, per salvare l'eccellenza italiana e lombarda della moda».

Le difficoltà più marcate permangono nell'area del manifatturiero tessile, abbigliamento, con un accentuato aumento sul costo delle materie prime, su tutte lana e cotone, con le relative difficoltà di approvvigionamento, ma si evidenziano pesanti segnali di crisi anche nel comparto calzature e pelletterie. «Bisogna avviare al più presto tutti gli interventi previsti dalle politiche attive per il lavoro - aggiunge Isella -. È indispensabile, in questo senso, un supporto specifico alla contrattazione aziendale o territoriale per il raggiungimento di più elevati livelli di competitività delle aziende, la formazione, la riqualificazione e la ricollocazione dei lavoratori licenziati dalle imprese in crisi».

fa.tinaglia

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