Sabato 14 Luglio 2012

Bombassei: «Sul Km Rosso
il territorio è assente»

«Amarezza, gelosie, processo culturale». Sono alcune delle parole chiave che sintetizzano lo sfogo a tutto campo di Alberto Bombassei sul Kilometro Rosso. Questa volta non si parla né dei successi della sua Brembo né delle vicende passate e presenti di Confindustria. Si parla del parco scientifico.

Targato come «privato» quando andava bene: «Quasi fosse un'etichetta d'infamia». Bollato anche come operazione immobiliare o speculazione: «Mi è costato vi garantisco un bel po' di soldini». E soprattutto: «Doveva dare un'accelerazione. Ma non è stata capita o ha fatto comodo non capire perché la reazione del territorio è estremamente modesta».

Eccolo il sasso lanciato: il Kilometro Rosso non è la Brembo, non è Bombassei, è un «bene comune». «Ma quando ci siamo guardati indietro dopo aver presentato a tutti il progetto gh'era nisù».

Presidente, da dove è partita 10 anni fa l'idea del Kilometro Rosso?
«Tutti parlavano del mercato globale ma non succedeva niente. Siamo stati fra i primi a dire: attenzione, bisogna investire di più in ricerca e sviluppo. Se lo dici alla Bayer o alla Volkswagen sfondi una porta aperta. Ma il nostro sistema è per la stragrande maggioranza di piccole aziende e se lo vai a dire a Rossi Giovanni a Comenduno che ha 20 o 30 persone dice sì, ma come faccio? ...».

Le strade quali erano?
«Abbiamo iniziato a predicare e qualcosa abbiamo inciso anche a livello di Confindustria. Il sapere dell'Università e l'impresa per decenni non si erano parlati. In questi anni si sono riavvicinati. Una strada per le piccole può essere appunto appoggiarsi a chi il sapere ce l'ha. Oppure fare iniziative come questa e come ne sono state fatte a Trieste e a Torino...»

Tutta l'intervista su L'Eco di Bergamo del 14 luglio

r.clemente

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