Servizio assistenza domiciliare
La Cisl: sei giorni di sciopero

Il servizio di assistenza domiciliare (Sad) dell'alta Valle Seriana taglia il 30% dell'orario e chiede aiuto alle famiglie. Dopo il tessile, il sociale: lo scrive la Cisl.
In Val Seriana c'è l'ombra di un'altra crisi. Sciopero di 6 giorni sotto Pasqua.

Servizio assistenza domiciliare La Cisl: sei giorni di sciopero

Tra crisi e spending review, è l'intervento nel sociale che rischia di essere maggiormente colpito stretto nella morsa tra tagli lineari e patti di stabilità.

Dei giorni scorsi la manifestazione davanti a Palazzo Frizzoni, a Bergamo, per chiedere che il Comune intervenga nella regolamentazione degli appalti: adesso l'onda inizia a invadere la provincia.

La Valle Seriana, già pesantemente colpita da una crisi economica che ha spazzato via quasi tutto il comparto industriale del tessile, con la conseguenza di avere migliaia di persone senza lavoro, oggi inizia a fare i conti anche con disponibilità pubbliche centellinate, che si ripercuotono sulla qualità del lavoro e sulla soddisfazione dell'utente finale.

È il caso del servizio Sad, l'assistenza domiciliare gestita dai comuni dell'ambito dell'alta Valle in concorso con la cooperativa “Seriana 2000”, di Cesenatico. A tal proposito la Fisascat e la Cisl di Bergamo, unitamente alle lavoratrici e lavoratori, che operano come Ausiliari Socio Assistenziali a domicilio presso i comuni dell'Alta Val Seriana, hanno aperto una vertenza nei confronti della “Seriana 2000” per chiedere una risposta seria al problema di forte riduzione delle ore di servizio, che nell'ultimo periodo ha toccato quota 30%.

L'appalto Sad, che prevede 17.000 ore di intervento dall'inizio dell'anno al 31 luglio, oggi vede una forte riduzione dell'utilizzo di tale servizio, dal momento che “alcuni comuni dell'ambito hanno aumentato la tariffa a carico delle famiglie ad una cifra improponibile. Infatti in alcune situazioni viene chiesto di partecipare alla spesa del servizio Sad con 18 € l'ora. Questo sistema ha creato una riduzione delle ore di intervento del personale Asa e alimentato un sistema di lavoro domestico, spesso non in regola”.

“La FISASCAT e la CISL – dice Alessandro Locatelli, operatore della categoria che segue i lavoratori dei servizi - chiedono un intervento delle giunte comunali che possa ridurre il costo a carico delle famiglie e rilanciare così l'utilizzo del servizio Sad che offre maggior professionalità grazie all'utilizzo di personale qualificato. Alla Seriana 2000, per quanto compete, chiediamo una soluzione concreta che permetta la salvaguardia dei livelli occupazionali delle oltre 30 lavoratrici coinvolte”.

I lavoratori e lavoratrici del servizio Sad sono per la maggioranza part-time con un lordo di 850 € mensili, sottoposti ad un regime di flessibilità elevata per garantire il proprio intervento nell'arco dell'intera giornata rimanendo di fatto a disposizione per più di 40 ore settimanali, lavorandone effettivamente quasi la metà.

Oggi a queste lavoratrici, che sono tutte residenti nei comuni dell'Alta Valle, madri, alcune di loro con mariti senza lavoro o cassintegrati, e figli da crescere, viene chiesto di ridursi l'orario di lavoro del 20% con le relative conseguenze sul salario.

“Tutto questo se non opportunamente gestito avrà sicuramente un riscontro negativo nel tessuto sociale del territorio. L'appello della FISASCAT e della CISL, in rappresentanza di quelle lavoratrici è rivolto ai comuni dell'ambito e alla Cooperativa, per un intervento concreto che garantisca occupazione lavorativa a queste mamme che senza un salario ed un lavoro si troverebbero in forte difficoltà”.

Uno sciopero di 6 giorni, durante il periodo pasquale, è stato proclamato dalla FISASCAT per cercare di avere da parte dei comuni e della società una risposta utile a migliorare la situazione di lavoratori e utenti. Il prossimo 28 marzo è previsto l'incontro con l'amministrazione di Clusone, comune capo fila dell'ambito territoriale, e per quello stesso giorno è previsto l'inizio dello sciopero. “Nutriamo ancora la speranza di poterlo revocare – dice Locatelli -, ma solo a fronte di precise assicurazioni”.

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