Giovedì 03 Settembre 2009

Tessile: chiuse 7 aziende nel 2009
A casa sono rimasti 165 lavoratori

Sette aziende che hanno definitivamente cessato la propria attività e conseguentemente 165 lavoratori che hanno perso il loro posto di lavoro. È il dato più «duro» dei primi sei mesi del 2009 per il settore tessile abbigliamento in provincia di Bergamo secondo le analisi dell’osservatorio sindacale della Femca-Cisl Lombardia.

Un dato, però, affiancato da altri elementi che esprimono la forte criticità introdotta nel secondo settore produttivo bergamasco dalla «grande crisi economica»: 37 aziende in cassa integrazione ordinaria (con 1.653 lavoratori coinvolti sui quasi 4 mila in organico); 29 aziende in cassa integrazione straordinaria (con 2.190 dipendenti coinvolti sui quasi 2.700 mila in organico); 8 aziende con procedure di mobilità attivate (143 lavoratori).

Complessivamente, quindi, in Bergamasca il settore tessile nel primo semestre dell’anno ha registrato 82 situazioni di difficoltà (in realtà sono 64 le imprese, alcune delle quali con «doppie» procedure aperte) coinvolgendo complessivamente i circa 7 mila dipendenti in organico, dei quali 4.151 lavoratori colpiti direttamente: la seconda realtà regionale (in termine di addetti) alle spalle di Como che, come settore, vede coinvolti in situazioni di rischio 12.553 lavoratori in imprese che hanno attivato 221 procedure di ammortizzatori sociali.

E proprio l’aspetto legato alle aziende che hanno alzato bandiera bianca nel corso dei primi sei mesi dell’anno è quello che balza all’occhio: le 7 imprese bergamasche rappresentano, esattamente un quarto del totale delle aziende lombarde che hanno chiuso nel corso del primo semestre (solo Varese ha fatto peggio con 8 imprese) e il 14,3% dei lavoratori che, in Lombardia, per questo motivo hanno perso il posto di lavoro (peggio di Bergamo solo Varese con 463 lavoratori coinvolti da chiusure aziendali, e i 203 addetti delle 5 imprese bresciane).

Come analizza la Femca Lombardia, la crisi ha investito duramente l’intero sistema moda e del made in Italy. «Il raffronto con i periodi precedenti evidenzia ancor di più i problemi di oggi: in tutto il 2007 le situazioni di crisi nelle aziende tessili furono 249 con 17.859 lavoratori coinvolti, cresciute nel 2008 a 504 con 31.376 lavoratori, per arrivare alle 749 e 45.825 lavoratori dei soli sei mesi di quest’anno.

«Se nelle nostre considerazioni dei dati di crisi del 2008 dicevamo che non tutto il comparto moda in Lombardia era in crisi – sottolinea il segretario della Femca Cisl Lombardia, Giuseppe Redaelli -, i numeri di questo primo semestre 2009 purtroppo evidenziano, anche per distretti e settori finora al riparo dalla bufera, una riduzione dell’attività produttiva con l’utilizzo della cassa integrazione».

 Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria coinvolge 551 aziende, con 26.308 occupati, di cui sospesi 18.469, il 70%. Nel 2008 furono sospesi 11.343 lavoratori, 5.560 nel 2007. I territori più colpiti dal ricorso alla Cigo sono Como (197 imprese e 6.669 lavoratori sospesi), Varese (89 imprese e 2.705 lavoratori), Bergamo (29 imprese e 1.653 lavoratori), Brianza (51 imprese e 1.492 lavoratori), Lecco (47 imprese e 1.185 lavoratori).

Anche per la cassa integrazione straordinaria si evidenzia un crescente utilizzo: sono 117 le aziende interessate, con 10.999 occupati, di cui 7.875 sospesi, il 72%. Nel 2008 furono 5.888, mentre nel 2007 i lavoratori sospesi furono 2.510. I territori più colpiti nel primo semestre sono Bergamo 829 imprese e 2.190 lavoratori sospesi), Como (17 aziende e 1.486 lavoratori), l’area Legnano-Magenta (19 imprese e 1.437 lavoratori).

«Siamo convinti che il made in Italy abbia una sua validità, perché è un sistema, un insieme d’aziende, di competenze, professionalità, creatività, di conoscenze, manodopera difficilmente trasferibili o riscontrabili da altre parti – dice Redaelli -. Servono sforzi congiunti su obiettivi precisi: meno tasse sui salari, agevolazioni fiscali per fusioni, ricerca e innovazione».

m.sanfilippo

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