Mercoledì 16 Settembre 2009

Grumello, al Bottonificio Limar
25 persone da mesi senza reddito

Sono senza stipendio da febbraio e non possono contare nemmeno sulla cassa integrazione. È la situazione in cui si trovano i lavoratori della Limar srl, produttore di bottoni con stabilimento a Grumello del Monte che, pur senza cessare ufficialmente l'attività, è ferma da fine febbraio. Per questo i dipendenti hanno presentato un'istanza di fallimento al Tribunale di Bergamo: il 21 luglio si è svolta la prima udienza e il giudice si è riservato di acquisire ulteriore documentazione prima di accogliere o meno l'istanza. I lavoratori, circa 25, ieri hanno organizzato un presidio all'esterno dello stabilimento della Limar per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla loro situazione, auspicando che il Tribunale accolga quanto prima l'istanza di fallimento in modo da poter beneficiare di un anno di cassa integrazione straordinaria e quindi essere iscritti nelle liste di mobilità. «La cessazione dell'attività della Limar non ha niente a che vedere con la crisi economica, ma sembra essere più legata a questioni familiari irrisolte: a pagarne le conseguenze sono i lavoratori, a casa ormai da sette mesi», ha sostenuto Simone Bellini della Femca-Cisl, l'unico sindacato presente in azienda. Per comprendere le vicende della Limar bisogna partire dagli anni Sessanta, quando la famiglia Perletti fonda il Bottonificio Mpb srl, che intorno al 2000 ha ceduto lo stabilimento di Grumello del Monte e anche il marchio (diventato Bottonificio Mpb by Limar) alla Limar, della quale fino all'inizio di quest'anno è stata amministratore unico Simonetta Perletti, e di cui sono soci anche gli altri tre fratelli, Roberta, Engardo e Stefano (attuale amministratore unico). La nuova società, che ha proseguito nella produzione di bottoni, nel 2005, a fronte di un appesantimento finanziario, ha poi deciso di mettere in vendita l'immobile per risanare i conti. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Engardo Perletti «l'immobile è stato acquistato tramite un'asta pubblica da una cordata di tre imprenditori» e l'attività della Limar è proseguita nello stabilimento con «l'impegno a trasferire la produzione in un altro stabile in costruzione in via Lega Lombarda sempre a Grumello», come hanno confermato i lavoratori. Gli stessi lavoratori si stavano preparando al «trasloco» previsto per fine febbraio: «Ma da un giorno all'altro - dicono - ci siamo ritrovati i cancelli dell'azienda chiusi e siamo rimasti senza lavoro, con l'indicazione che i titolari avrebbero portato i libri in tribunale». Cosa che poi non è avvenuta e che ha portato i dipendenti stessi a presentare l'istanza di fallimento per il mancato pagamento delle loro spettanze. «Era stata avanzata anche richiesta di cassa integrazione ordinaria a copertura dei mesi di marzo e aprile, ma i lavoratori non hanno mai percepito queste indennità», ha precisato Bellini. Nel frattempo, come ha affermato Stefano Perletti, attuale amministratore unico della Limar, il capannone realizzato in via Lega Lombarda è in vendita. Engardo e Stefano Perletti auspicano una rapida soluzione della vicenda, allo stesso modo dei lavoratori. La Limar, dal 2006, ha trasferito la sede legale ad Enna, in Sicilia, con l'obiettivo di avviare un'attività anche nell'Isola, ma questo, almeno al momento, non sembrerebbe creare intoppi allo svolgimento dell'iter procedurale al tribunale cittadino. «I lavoratori che vivono il paradosso di essere ancora dipendenti dell'azienda, ma di fatto sono senza lavoro, sono più che altro rammaricati dall'aver prestato fedeltà all'azienda per un lungo periodo per essersi poi ritrovati a piedi da un giorno all'altro, considerando che i rapporti con la famiglia Perletti sono sempre stati piuttosto buoni», ha sottolineato Bellini. E, a detta dei dipendenti, le commesse non erano in diminuzione nonostante la crisi del tessile e la produzione della Limar era da considerare tra quelle d'avanguardia.

r.clemente

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