Attacchi informatici, un bergamasco
in campo per la sicurezza negli Usa

Da Bergamo On Line alla Silicon Valley per garantire la sicurezza informatica alle start up emergenti, ma anche a Google e Facebook.

Attacchi informatici, un bergamasco in campo per la sicurezza negli Usa
Marco Mazzoleni

Comincerà a gennaio la nuova avventura americana di Marco Mazzoleni, 44 anni ingegnere gestionale di Alzano Lombardo, che ha mosso i suoi primi passi professionali a Bergamo On Line, il primo provider bergamasco creato da Sesaab (società editrice de L’Eco di Bergamo) a metà anni Novanta. Mazzoleni, consulente nella progettazione di soluzione di sicurezza, o più precisamente cyber security, oggi alle dipendenze di Cisco System, colosso americano, leader mondiale del networking, si trasferirà nelle prossime settimane nel quartiere generale di San Francisco.

«È un mondo rapidissima evoluzione, stanno nascendo moltissime start up con prodotti innovativi. Ma la scarsità di risorse umane, cioè di personale con specifiche competenze in questo campo – racconta - è notevole. Per cui le aziende preferiscono rivolgersi a società che di questo settore si occupano e che hanno figure esperte e professionalmente preparate». In Italia Marco Mazzoleni ha lavorato con enti governativi e bancari muovendosi tra Roma e Milano. Si occupa soprattutto di sistemi di difesa contro gli attacchi informatici. «E l’aspetto interessante del mio lavoro – dice - è che ho a che fare con chi gestisce la sicurezza a livello nazionale, e partecipo in qualche modo alle soluzioni».

Rigorosamente top secret gli interventi urgenti messi a punto in tema di incidenti informatici, ma «in Italia – si sbilancia - non siamo messi benissimo». E il problema sta proprio nel fatto che gli interventi sono «urgenti» e mai preventivi. «La differenza tra Italia e Stati Uniti è che i secondi hanno piena consapevolezza della necessità di sicurezza e quando ti cercano sanno già chiaramente quello che vogliono e vogliono confrontare le tue soluzioni con quelle degli altri competitor. Da noi – sottolinea Marco Mazzoleni - devi cominciare a convincere innanzitutto le persone che il problema ce l’hanno già. La sicurezza viene considerata ancora solo come un costo». E in tempi di crisi il budget su questi investimenti è il primo ad essere tagliato.

E giusto per rimanere sull’attualità aggiunge: «Quando avvengono gli attacchi terroristici, ormai veri e propri atti di guerra, in parallelo viene colpito il mondo cyber. Tutto il discorso del terrorismo passa attraverso internet. Due sono gli obiettivi: mettere fuori servizio alcuni enti o realtà, e rubare dati legati a progetti di sicurezza o informazioni su persone. Se poi immaginiamo quanti dispositivi funzionano perché collegati a internet è intuibile quanto siamo vulnerabili».

I più attivi in cyber security sono americani, israeliani, cinesi e russi, ma per tornare vicino a noi la cultura della sicurezza è diffusa anche nei paesi anglosassoni, in Svizzera, Germania e Francia. Decisamente fanalino di coda arrivano l’Italia e l’Europa mediterranea. «Mi sono guardato in giro e mi sono reso conto – aggiunge Marco Mazzoleni – che le opportunità in questo Paese per la mia professionalità si contavano sulle dita di una mano. Manca ancora la cultura». E allora fatti i bagagli è pronto a solcare l’oceano: un altro cervello in fuga quasi obbligata. Ma sul futuro è ottimista.

«La mia è la professione del futuro – assicura – il mercato non potrà che essere in continua espansione». Intanto anche in Italia le possibilità di formazione in questo campo non mancano: tendenzialmente ingegneri gestionali o informatici, dopo la laurea questi esperti hanno frequentato master in Information security management con le tre direttrici fondamentali dal punto di vista tecnico, gestionale e legale e poi i corsi per ottenere le certificazioni. L’opportunità almeno dal punto formativo c’è, basta saperla cogliere: la nuova generazione è avvisata.

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