Martedì 08 Gennaio 2013

Auto, mercato sempre più in crisi
«Quando le 500 andavano a ruba»

«Nei tempi migliori, negli anni Novanta, si vendevano anche 40 auto al mese. Ora, se va bene, se ne vendono tre. La gente non ha più soldi: una volta al primo posto c'erano casa e macchina. Oggi ci sono le tasse». È sconsolato, Dario Ceresoli, una vita spesa a vendere e riparare auto in quel di Azzano San Paolo, «dove nel 1960 aprii questo negozio, inizialmente per vendere motorini, poi Moto Guzzi e quasi subito dopo le auto».

Le trasferte con la moglie
Apre la valigia dei ricordi, il titolare, con il figlio Pierluigi, della CD auto di Azzano, officina «organizzata» Fiat, che si trova ancora lì, in via Piave, dove aveva costruito la palazzina «costata allora come l'intera Imu che ho pagato adesso». Tempi diversi, tempi andati, «quando si cominciavano a vendere le prime cosiddette ?Fiat Torino?, cioè quelle con sei mesi di vita, comprate con lo sconto dipendenti dagli operai della Casa torinese, rivendute dopo sei mesi, con al massimo duemila chilometri, praticamente nuove. Andavamo a Torino io e mia moglie con l'Autostradale - prosegue Dario Ceresoli - e tornavamo con una 500 per uno: io davanti e mia moglie dietro, perché spesso sulla Torino-Milano c'era nebbia».

Il tempo di arrivare e la macchina era già piazzata: «La vendevamo a poco più di quello che l'avevamo pagata, giusto per ripagare le spese del viaggio e un po' di guadagno». Sembra di rivederlo, Ceresoli, alla guida del bicilindrico torinese che ha motorizzato l'Italia negli anni Sessanta, in pieno boom, e negli occhi non vedi la nebbia, ma la luce dell'entusiasmo per un lavoro che era soprattutto passione. «Avevo cominciato a lavorare a 13 anni da Bonaldi - spiega il proprietario della CD, ora ottantenne - nel '46 subito dopo la guerra. Seguivamo la manutenzione delle moto Bsa, Norton, e poi Guzzi. Ho imparato tutto lì».

Il conoscere ogni vite e bullone di Stornello, Airone, Galletto, portò Ceresoli a mettersi in proprio, dopo vent'anni in Bonaldi. «Qui nell'officina di Azzano - ricorda - avevo cominciato con i motorini Guzzi, per poi passare a moto e auto. Vendevamo le Fiat, senza trascurare altre marche, come Innocenti e Simca. Non le tenevamo in vetrina, altrimenti gli ispettori della Fiat ci facevamo, benevolmente, delle storie. Quante Simca 1.000 che ho venduto».

Un crollo verticale «I nostri clienti non erano solo di Azzano - aggiunge - ma di tutti i paesi vicini. E nel periodo migliore si vendevano 40 auto al mese». Oggi è tutta un'altra storia, con il mercato dell'auto che arranca da anni. «Se va bene - sottolinea il figlio Pierluigi - ora se ne vendono tre al mese. Tra tasse, Cassa integrazione, licenziamenti, sono pochi quelli che si decidono a fare il passo. I concessionari più grossi sopravvivono (e non tutti, basti vedere, in Bergamasca, chi ha abbassato la saracinesca) magari grazie ai contratti dell'autonoleggio e le flotte aziendali».

Per uscire dall'impasse «bisogna ridare potere d'acquisto alla gente e ridurre l'imposizione fiscale». La crisi si fa sentire «e nel 2012 - osserva Pierluigi Ceresoli - abbiamo subito un calo del 50%. Anche sulla manutenzione la gente risparmia: i tagliandi si fanno per il minimo indispensabile, magari solo per il cambio d'olio».

Come sono lontani i tempi di quando «il sabato mattina qui fuori c'era la fila per il rabbocco dell'olio e per fare lavare la macchina - conclude Dario Ceresoli -; ci pensavano i ragazzini, che prendevano solo una mancia dai proprietari delle auto». Ora il mercato è fermo, i soldi finiti. E non si va più a Torino tornando a casa con una 500 fiammante.

Andrea Iannotta

a.ceresoli

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