Bce, artiglieria pesante di Draghi Il tasso principale scende a zero

Bce, artiglieria pesante di Draghi
Il tasso principale scende a zero

La Bce ha messo in campo l’artiglieria pesante approvando un pacchetto di misure articolate che ha superato le attese dei mercati: il tasso principale scende a zero, scende anche quello marginale e quello sui depositi va a -0,40%.

Le banche però saranno ricompensate con una nuova tornata di Tltro, le aste di liquidità a quattro anni a cui gli istituti potranno fare ricorso con incentivi se supereranno i target in termini di impieghi. Il Qe, il piano di acquisto titoli, nella sua terza edizione dopo quella ampliata e prorogata di dicembre, sale di 20 miliardi al mese a 80, sempre fino a marzo 2017, e comprende ora anche i bond in euro emessi da società dell’area dell’euro con rating «investment-grade». In totale, il volume di acquisti a scadenza dovrebbe superare, secondo stime degli analisti, i 2.000 miliardi di euro.

Draghi ha anche promesso che i tassi resteranno ai livelli attuali o più bassi per lungo tempo, ed è un vantaggio per chi ha il mutuo a tasso variabile, anche se ha anticipato che in futuro l’azione della Bce si sposterà ancora di più dai tassi agli strumenti non convenzionali anche perché le proteste delle banche, messe alle corde dai tassi negativi, stanno diventando molto rumorose.

La risposta dei mercati è stata immediata, con forti rialzi delle Borse in tutta Europa e un deprezzamento dell’euro che però sembravano svanire già nel tardo pomeriggio. Draghi ha sottolineato con enfasi che le Banche centrali hanno molti strumenti a disposizione, come dimostrato dal piano presentato oggi, ma che ci vorrà più tempo per rivitalizzare la congiuntura e gli impieghi e, di conseguenza, riportarsi vicini al target di inflazione (2% annuo contro -0,2% in febbraio). Non a caso le stime di inflazione per quest’anno sono state rivedute a 0,1% dall’1% stimato in dicembre, un taglio di ampiezza mai vista, mentre quelle sulla crescita hanno subito variazioni più marginali.

Alla base del cambiamento di scenario rispetto a dicembre, ha spiegato Draghi, ci sono non tanto le oscillazioni del greggio, quanto le minori prospettive di crescita a livello globale e una volatilità generalizzata in un’ampiezza mai vista di recente. A poco meno di due anni dall’ingresso dell’Eurozona nell’era dei tassi negativi (giugno 2014) la controreazione dei mercati dimostra che ci sono ancora molti dubbi sul fatto che questa volta la Bce riuscirà nel suo intento.


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