Giovedì 25 Settembre 2014

Dal lavoro manuale all’impresa

La Foppapedretti finisce in un libro

Ezio Foppa Pedretti

Ezio Foppa Pedretti, espressione di una storia imprenditoriale di successo partita dal lavoro manuale e arrivata fino a un’industrializzazione internazionale. L’ideatore di una delle aziende bergamasche più famose d’Italia è raccontato in «Il lavoro manuale. Orgoglio e pregiudizi», un viaggio alla scoperta del lavoro artigianale, dell’imparare un mestiere contrapposto alla ricerca del «posto fisso», scritto da Paola Caravà, nota per la sua esperienza trentennale nella formazione delle risorse umane. Un saggio, edito da GueriniNext, che è stato presentato giovedì al Palazzo del lavoro GiGroup di Milano, in piazza IV Novembre.

La storia di successo del fondatore della Foppapedretti di Grumello è affiancata a quelle di altri imprenditori italiani: nel libro c’è il mondo della moda, con Ottavio e Rosita Missoni, ma anche della metallurgia con i fratelli Crippa, originari della Brianza.

Un modo per celebrare un Paese manifatturiero, un patrimonio («forse l’ultimo» dichiara Caravà) che non dobbiamo rischiare di perdere. Ecco allora l’esempio di Ezio Foppa Pedretti, che dal lavorare il legno con amore ha creato un’azienda leader nel settore dei mobili in legno per la casa e per la prima infanzia. Una realtà nata nel 1946 nella soffitta della casa di Telgate, dove il giovane Ezio aveva iniziato a realizzare giocattoli in legno con gli scarti della lavorazione dei manici di ombrello recuperati nella ditta dello zio. Il sogno di un ragazzo iniziato nel primo dopoguerra, partendo proprio dall’amore per il legno. «Per tutta la famiglia è una grande soddisfazione che venga ricordato nostro padre per le sue qualità imprenditoriali e per quello che ha saputo creare, partendo proprio dall’amore per il legno e sviluppando la sua creatività – commenta Pinangela Foppa Pedretti, primogenita di Ezio -. Il suo ricordo e il suo esempio di dedizione al lavoro sono sempre vivi in tutti noi, soprattutto in questi giorni in cui ricorre il quarto anniversario della sua scomparsa. Dal lontano 1946 quando iniziò creando con le sue mani giocattoli nella soffitta di casa, siamo arrivati oggi a essere uno dei marchi più noti del made in Italy».

Tutto con un obiettivo: la teoria di Caravà si basa infatti sull’idea che anche i giovani possono dare una grande mano a non far perdere questo patrimonio artigiano italiano, a patto però che li aiutiamo a liberarsi dai pregiudizi che la nostra generazione ha creato. «Trovati un posto fisso e tranquillo», abbiamo detto a loro per decenni, mai «impara un mestiere». «Così li abbiamo portati a pensare al lavoro manuale come a una scelta di serie B, a una fatica senza valore e dignità, un ripiego in attesa di una vera opportunità», spiega l’autrice. Un modo nuovo per guardare con occhi diversi la ricchezza del lavoro manuale

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