Edilizia, continua la crisi in Bergamasca 2000 posti persi, troppi contratti anomali

Edilizia, continua la crisi in Bergamasca
2000 posti persi, troppi contratti anomali

L’edilizia bergamasca fatica a uscire dal tunnel della crisi che la attanaglia dal 2008. Ancora durante lo scorso anno, il numero dei lavoratori iscritti alle due casse e diminuito di 2319 unità, le imprese di 267, le ore lavorate sono state un milione e mezzo in meno e il monte salari ha visto una perdita secca di oltre 16 milioni di euro.

Sono i dati implacabili di una situazione che fatica a trovare una sua normalità: da faro e traino dell’economia bergamasca, l’edilizia orobica è oggi l’ultimo dei settori ancora in crisi profonda. Meccanico, terziario, commercio, per non parlare dell’agricoltura, fanno segnare miglioramenti quasi ovunque: per loro la luce in fondo al tunnel appare sempre più vicina. In edilizia, invece, alla crisi si affianca anche la concorrenza sleale, che spesso infligge colpi mortali alla carriera di lavoratori e delle imprese.

«Sempre più spesso nel corso dell’attività sindacale in cantiere è stato riscontrato l’impiego di lavoratori autonomi che operano svolgendo in realtà le stesse attività del personale dipendente delle imprese esecutrici. Questa situazione è anche aggravata dal ricorso a altre forme aggregative come associazioni temporanee di lavoratori autonomi ai quali è affidata l’esecuzione di intere opere edili, una situazione con evidenti profili di criticità». Giovanni Anesa, segretario territoriale della Filca Cisl con delega all’edilizia, da osservatore nei cantieri analizza i dati e sottolinea come l’incidenza dei lavoratori autonomi sia abnorme rispetto alle reali necessità del settore.

«Raffrontando i numeri dal 2008 ad oggi delle imprese e dei lavoratori iscritti alla Cassa Edile e Edilcassa della nostra provincia si può stimare una perdita di imprese pari al 45 % e di lavoratori pari al 52 %. A livello nazionale il comparto dal 2008 ad oggi ha perso il 23,78% degli addetti corrispondente a 464mila posti di lavoro - continua Anesa -. Oggi, le imprese pur di accaparrarsi il poco lavoro rimasto, ricorrono sempre più all’utilizzo di manodopera e forme contrattuali che con l’edilizia hanno a ben poco a che fare».

La aziende storiche che hanno fatto la storia delle costruzioni nella bergamasca faticano a mantenere garanzie occupazionali e nei casi più drammatici hanno chiuso i battenti. Per lavorare in edilizia un’impresa ha l’obbligo di iscrivere i lavoratori alle casse edili, chi fa il muratore ha il diritto di ricevere una retribuzione adeguata e regolamentata contrattualmente, la tutela della salute e la sicurezza sono imprescindibili. «Partite Iva e Voucher sono ormai una forma classica di contratto di lavoro nei cantieri: i lavoratori che incontriamo quotidianamente non fanno altro che confermare e consolidare questo trend negativo. Anche a quelli cui viene applicato il contratto nazionale edile, riscontriamo decurtazioni rispetto al dovuto, (meno ore denunciate rispetto alle lavorate, abbassamento di livelli categoriali, diritti contrattuali conquistati in anni di lotte sindacali negati, ecc..)».

«Le stesse imprese che hanno sempre operato nel pieno rispetto delle normative, per competere sul mercato, ricorrono a forme di subappalto e di somministrazione di manodopera non ben identificabili come edili, ed è per questo che nei luoghi di lavoro si trovano muratori con il contratto dei metalmeccanici, del commercio, lavoratori autonomi, lavoratori pagati con i voucher e nei casi più esasperati lavoratori non assicurati regolarmente».

Tale somministrazione di manodopera viene secondo i sindacati utilizzata impropriamente: «Di fatto questi “sedicenti” lavoratori autonomi operano inseriti nel ciclo produttivo delle imprese esecutrici dei lavori, svolgendo sostanzialmente la medesima attività del personale dipendente, e quindi non in linea con le caratteristiche richiamate in legislatura inerenti il lavoro autonomo».

Basti pensare, da una rilevazione effettuata dall’Ance su dati ISTAT relativi all’anno 2011 che davano in numero 1.039.000 i lavoratori autonomi e 986.000 i lavoratori subordinati, per capire già allora quale era la tendenza. In provincia di Bergamo le imprese individuali (partite iva) attive a novembre 2015 e iscritte in camera di commercio nel settore costruzioni, su un totale di 18.672, ammontano a 12.278. «Il governo del nostro paese continua a ribadire che la lotta al lavoro nero e all’evasione fiscale sono priorità– interviene Danilo Mazzola, segretario generale della Filca Cisl di Bergamo -. Allora ci si domanda come mai nel settore delle costruzioni in questi ultimi anni si stanno perdendo strumenti importanti atti a contrastare il fenomeno».

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