Expo, 600 imprese bergamasche Sfida vinta: lavori per 3,4 miliardi

Expo, 600 imprese bergamasche
Sfida vinta: lavori per 3,4 miliardi

Dalle 300 iniziali, in corso d’opera sono più che raddoppiate le aziende impegnate per l’evento: 628. Davanti a Brescia e dietro Milano per numero di fornitori. Prati: made in Bergamo più riconoscibile nel mondo
Bergamo è seconda solo a Milano.

Erano circa 300 e in corso Expo sono più che raddoppiate, arrivando a 628, le imprese di Bergamo e provincia che hanno lavorato prima alla costruzione e all’allestimento, poi dal 1° maggio ai rifornimenti, alla logistica, alle manutenzioni e alla gestione dell’Esposizione universale di Milano - Rho. E se, come pare a meno di 15 giorni dalla chiusura dei cancelli, il muro dei 20 milioni di visitatori previsti verrà toccato e magari pure sfondato, a quel punto saranno rispettate anche le previsioni dell’impatto che Expo ha avuto e avrà da qui ai prossimi anni (le analisi arrivano al 2020) sull’economia italiana. Secondo uno studio dell’Università Bocconi, la produzione aggiuntiva determinata da Expo tra il 2011 (quando s’è cominciato a progettare) e il 2020 «potrà ammontare a più di 69 miliardi di euro», cui corrisponde un incremento di valore aggiunto pari a circa 29 miliardi.

E Bergamo? «Siamo attorno al 10% del valore della Lombardia, più di Brescia» stima Stefano Cofini, direttore del Centro studi di Confindustria Bergamo. Il 5,6% delle aziende che hanno lavorato attorno a Expo sono bergamasche, direttamente o in sub-appalto o sub-fornitura da altri contractor: 628, appunto, su un totale di 11.160. E Bergamo, per imprese coinvolte, è seconda in classifica a Milano e davanti a Brescia.

Proseguendo con i conti, di quei 69 miliardi che l’impresa nazionale ha portato a casa dal suo lavoro per Expo, si stima che all’incirca metà siano arrivati alle aziende lombarde e il 10% di questa metà - circa 3,4 miliardi - siano dunque ricaduti e continueranno a ricadere, per diversi anni, da noi. Tra i «gufi» c’è chi si mangia le mani. «Qualcuno c’è...» conferma Cofini. «È stato un buon treno, non vorrei arrischiarmi a citare i gufi del premier, però sì, Expo ha rispettato le previsioni. Ovvio che ci vorrà ancora tempo per i consuntivi e che, per ora, dobbiamo accontentarci delle stime e di quel che ci torna indietro dagli uffici di rappresentanza a Milano Rho. Però il dato delle imprese più che raddoppiate in corsa ci dice senza ombra di dubbio che i gufi hanno perso».

A Rho, da sei mesi nell’ufficio di rappresentanza della Camera di commercio di Bergamo, per Confindustria c’è Luca Pezzini: «Per i consuntivi è ancora presto, per capire quanto il lavoro dell’ufficio per connettere imprese nostre e imprese estere darà frutti e dunque numeri sui conti di bilancio. Per il momento possiamo parlare di quello che abbiamo visto finora da quest’osservatorio: la capacità lavorativa delle nostre piccole e grandi aziende ha fatto raddoppiare i numeri. Dopo quelle della provincia di Milano, le nostre sono le più numerose: nella prima fase per costruire l’esposizione universale e le infrastrutture attorno, nella seconda per la gestione di questo colosso».

Il conto alla rovescia è cominciato e la terza fase altrettanto. In gergo la chiamano «legacy», l’eredità di Expo ovvero - anche - quel che resterà nei fatturati delle 628 imprese bergamasche che ci hanno lavorato godendo in qualche modo di questa passerella.

A bocce ancora in movimento, il segretario generale della Camera di Commercio, Emanuele Prati, azzarda poco. Ma azzarda: «Lascerà senz’altro il segno, il marchio “Made in Bergamo” sarà da qui in avanti molto più conosciuto. Se prima all’estero in 10 conoscevano i nostri prodotti, diciamo che arriveremo a 50. Ovviamente è solo una proporzione... Expo è stato un potente acceleratore. È altrettanto chiaro però che l’impresa dovrà continuare a fare la sua parte. Mi spiego, anche se tutto sommato è facile intuire cosa voglio dire: il compito che la Camera di commercio si è assunta in Expo è stato quello di aprire un ufficio di rappresentanza del Sistema Bergamo, che funziona da sei mesi e che ha promosso tutta una serie di attività e incontri con delegazioni estere per presentare e connettere le nostre aziende con quelle dei Paesi presenti a Milano, sostenendole nella creazione di contatti e relazioni.

Il mondo imprenditoriale bergamasco dovrà andare avanti su questa strada, capitalizzando questo lavoro che viene fatto abitualmente dall’ente ma che grazie a Expo è stato abbondantemente facilitato. Abbiamo visto che la presenza della nostre imprese è cresciuta fino a raddoppiare: non è una sorpresa, ce lo aspettavamo, convinti di aver pochi rivali quanto a capacità lavorativa e potendo contare, anche, sulla vicinanza territoriale con l’area della fiera. Più dei nostri vicini bresciani».

L’Eco di Bergamo ha dedicato all’argomento 8 pagine speciali sull’edizione del 28 ottobre con immagini e interviste ai protagonisti di questo grande evento. Un evento fatto non solo di imprese, ma anche di gente, famiglie, associazioni: «Senza quella formidabile spinta che viene dal basso – scrive il direttore Giorgio Gandola nel commento che apre l’inserto speciale l’Expo avrebbe perso la sua gara».


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