I prezzi si infiammano, dicembre ai massimi dal 2008. Le famiglie spenderanno mille euro in più

I prezzi si infiammano, dicembre ai massimi dal 2008. Le famiglie spenderanno mille euro in più

Non si ferma la corsa dell’inflazione. A dicembre l’incremento tendenziale dei prezzi al consumo sfiora il 4%, portandosi ai livelli di oltre 13 anni fa. Accelera in particolare il «carrello della spesa», con un incremento dei prezzi addirittura raddoppiato rispetto al mese precedente.

Dati che portano il 2021 a chiudersi a +1,9%, con un’inversione di rotta rispetto alla flessione dell’anno precedente. A spingere è sempre l’andamento dei prezzi dell’energia, con i consumatori che temono un aggravarsi della situazione nei prossimi mesi, dopo i rialzi delle bollette scattati a gennaio.

A dicembre, secondo la stima preliminare dell’Istat, i prezzi al consumo aumentano dello 0,4% su base mensile e del 3,9% sull’anno (dal +3,7% di novembre), segnando la variazione tendenziale più alta da agosto 2008, quando l’inflazione era arrivata al +4,1%. Dietro questa accelerazione, spiega l’Istituto di statistica, c’è la crescita dei prezzi dei beni (da +5,1% a +5,5%; mentre i servizi restano stabili a +1,7%), imputabile soprattutto ai beni alimentari (da +1,3% a +2,6%).

Rallentano invece quelli energetici, pur mantenendo una crescita sostenuta (da +30,7% a +29,1%): la causa è l’andamento della parte non regolamentata, con il rallentamento dei prezzi di gasolio e benzina; mentre la componente regolamentata continua a crescere in modo molto sostenuto (+41,9%; da +41,8% di novembre). Tutto questo si traduce in un «carrello della spesa» sempre più caro: la crescita dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona raddoppia infatti da +1,2% di novembre a +2,4%. Accelerano anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,7% a +4%).

Il 2021 si chiude così con una ripresa dell’inflazione: dopo la flessione del 2020 (-0,2%), infatti, i prezzi al consumo crescono dell’1,9%, registrando l’aumento più ampio dal 2012 (+3%). Una ripresa, spiega l’Istat, «essenzialmente trainata dai beni energetici (+14,1%)”: tolti gli energetici e gli alimentari freschi (inflazione di fondo), l’inflazione del 2021 si ferma allo 0,8% (+0,5% nell’anno precedente) e al netto dei soli energetici allo 0,7% (come nel 2020). Una situazione che nel nuovo anno non sembra destinata a migliorare. In base alle stime preliminari, infatti, l’Istat evidenzia che l’inflazione acquisita o trascinamento per il 2022 (cioè la crescita media che si avrebbe nell’anno se i prezzi rimanessero stabili fino a dicembre) è già al +1,8%.

L’inflazione al 3,9% si traduce in una stangata per i cittadini, calcolano le associazioni dei consumatori: 1.198 euro annui in più a famiglia secondo il Codacons; 1.094 per la famiglia media secondo le stime dell’Unione consumatori, che calcola un record di 1.438 euro per le coppie senza figli con meno di 35 anni . Un quadro che ancora non tiene conto degli ultimi aumenti di luce e gas e che rischia di avere ricadute sui consumi, che sperano in una boccata d’ossigeno dai saldi appena partiti. «Questa condizione inflazionistica è destinata a permanere almeno fino all’estate, con inevitabili riflessi negativi sul potere d’acquisto dei redditi delle famiglie e della loro ricchezza finanziaria detenuta in forma liquida, frenando la ripresa dei consumi», osserva Confcommercio. Proprio l’inflazione «tiene in ostaggio i consumi delle famiglie e costringe il budget nei confini delle spese obbligate», conferma l’Ufficio studi Coop che stima per il 2022 una crescita dei prezzi al 2,9%.

Si profila anche il rischio che questa situazione possa pregiudicare la ripartenza dell’economia. «L’aumento dei prezzi, unito alla rapida espansione dell’epidemia, rischia di bruciare la ripresa in atto», avverte Confesercenti, evidenziando come dietro l’accelerazione dell’inflazione a dicembre ci sia non solo la corsa dei beni energetici, ma anche fattori stagionali e le strozzature dal lato dell’offerta . E proprio gli aumenti diffusi dei costi delle materie prime a livello internazionale, avverte Federdistribuzione, «saranno difficilmente gestibili a lungo senza una strategia condivisa a livello di filiera e di concerto con le istituzioni».


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