Italcementi a Roma, nuovo vertice il 30 Governo: «Siti produttivi imprescindibili»

Italcementi a Roma, nuovo vertice il 30
Governo: «Siti produttivi imprescindibili»

«È stato un incontro interlocutorio e il tavolo è stato riconvocato per il 30 maggio. Considero positiva la presenza dell’azienda». Così il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, al termine della riunione sulla vertenza Italcementi, che si è svolta giovedì mattina a Roma al Ministero dello Sviluppo Economico.

«Personalmente, ho ribadito l’impegno della Regione Lombardia a sostegno della vertenza e a favore dei lavoratori lombardi - ha aggiunto Maroni -. In particolare con investimenti in innovazione e ricerca, nello specifico attraverso il potenziamento del centro di ricerca di Bergamo, tramite le risorse della legge regionale sugli accordi di competitività».

«Per il governo il mantenimento di tutti i siti produttivi di Italcementi è imprescindibile» ha detto la viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova al tavolo convocato al Mise.

Presenti all’incontro le rappresentanze datoriali sia di Italcementi sia della società subentrante Heidelberg Cement, le organizzazioni sindacali, la presenza del governatore della regione Lombardia, Roberto Maroni e il rappresentante della regione Calabria.

«Ci sono le condizioni legate allo sviluppo del piano industriale, c’è un centro di ricerca di eccellenza come quello di Bergamo da valorizzare, così come riteniamo che il centro tecnico debba essere collocato in Italia», ha aggiunto Bellanova. «Invito le parti ad avviare quanto prima un confronto di merito, così come le istituzioni valuteranno gli strumenti da mettere in campo per gestire gli aspetti sociali e accompagnare il piano industriale, per quanto concerne la ricerca - ha concluso la viceministro-. Propongo alle parti un nuovo incontro per il 30 maggio. Dobbiamo dare certezze e tranquillità a tutte le lavoratrici e i lavoratori che sono coinvolti in questa operazione».

Nel frattempo, nella sede romana di Federmaco, si è tenuto il Cae, il Comitato aziendale europeo, a cui hanno preso parte cinque delegati sindacali (di cui due italiani) che si sono confrontati con Italcementi. Un faccia a faccia durato meno di un’ora, in cui l’azienda avrebbe confermato il piano di ristrutturazione annunciato da HeidelbergCement, che prevede 400 esuberi nel quartier generale di via Camozzi. Rispetto alla vendita della società belga Ccb (per evitare eventuali problemi di concorrenza), la Commissione europea si dovrebbe pronunciare entro fine maggio. Occasione in cui si capirà se ci potrebbe essere un eventuale slittamento del closing annunciato per luglio.

Sul fronte «job posting», gli annunci per la ricerca di figure professionali da collocare all’interno del gruppo tedesco, al momento sarebbero una quarantina le posizioni aperte e si tratterebbe perlopiù di profili alti. Già settimana scorsa - e anche in questi giorni - personale tedesco è di stanza in via Camozzi per effettuare i colloqui di lavoro. Si parlerebbe anche di sostegno al reddito per chi sarà selezionato per un posto di lavoro (che comprende un periodo di prova di sei mesi) in una sede all’estero del gruppo tedesco.

«L’incontro va valutato positivamente per due aspetti: il primo perché ha visto la partecipazione, per la prima volta, di rappresentanti di Heidelberg Cement; il secondo perché, da parte del governo, è stata ribadita la volontà di seguire la vertenza e di intervenire per salvaguardare i livelli occupazionali di Italcementi a seguito dell’acquisizione da parte del gruppo tedesco» hanno poi commentato i segretari nazionali FenalUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, Pascucci, Gentile e Meschieri. «L’azienda – riferiscono – ha ripresentato il piano industriale annunciato alla stampa nelle scorse settimane, ricordando che per quanto riguarda la parte di ricerca e sviluppo dei materiali, HC ha confermato il suo interesse, mantenendo la sede a Bergamo, mentre per il personale che si occupa dell’assistenza ai siti produttivi la sede verrà spostata in Germania, presso Heidelberg. A questo proposito le organizzazioni sindacali hanno chiesto che sia rivisto il piano, che dovrà prevedere un consistente incremento degli organici al centro di ricerca di prodotto (I.lab), poiché diventerà il punto di riferimento mondiale. Chiediamo inoltre che sia costituito a Bergamo un satellite di HC per il centro tecnico (ex CTG), dal quale far partire i tecnici a supporto di tutta l’area del Mediterraneo, e che siano mantenuti inalterati i siti produttivi presenti oggi in Italia, almeno sino al 2020».

E continuano: «Tutti questi processi dovranno essere sostenuti, oltre che da programmi di politiche attive, da ammortizzatori sociali che accompagnino il futuro piano industriale. Fondamentale sarà anche l’apporto che le Regioni interessate, in collaborazione con il Governo centrale, potranno assicurare. Ad esempio la Regione Lombardia è intervenuta dichiarando ampia disponibilità in tal senso. È stato un primo incontro interlocutorio - hanno concluso i tre - in attesa del nuovo vertice in programma lunedì 30 maggio prossimo».


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