L’Europa boccia la manovra italiana Gli industriali: serve elevare la crescita
La Commissione europea ha bocciato la manovra italiana

L’Europa boccia la manovra italiana
Gli industriali: serve elevare la crescita

Il presidente di Confindustria all’assemblea degli industriali a Bergamo: il tema non è sforare il deficit ma elevare la crescita. Scaglia: provvedimenti senza coerenza.

Tre settimane di tempo: è quanto ha concesso la Commissione europea all’Italia per presentare una nuova bozza della manovra a Bruxelles. La Commissione riunita a Strasburgo ha infatti bocciato il Documento programmatico di bilancio italiano presentato dal governo Di Maio-Salvini. Immediata la reazione dei mercati con lo spread che vola nel primo pomeriggio di martedì 23 ottobre oltre la soglia dei 300 punti per poi stabilizzarsi sui 315 base. Per la Commissione europea «aumentare il debito non è una strategia intelligente». Un debito che ammonterebbe ora per ogni italiano a 37 mila euro e che pesa anche sulla stabilità d’Oltralpe.

Il governo italiano ha però a più riprese affermato di non voler modificare la manovra. Piuttosto, ha spiegato il premier Giuseppe Conte ad un’intervista a Bloomberg, «se necessario siamo pronti ad attuare una nuova tornata di tagli alla spesa. Conte ha definito il deficit al 2,4% il tetto massimo entro cui agire nel 2019. E su questo «non c’è alcun piano B», ha ribadito una volta di più».

Intanto a Bergamo, all’assemblea generale di Confindustria, anche gli industriali esprimono la loro posizione sulla manovra. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha sottolineato che il punto «non è abbassare il rapporto deficit/Pil. Il punto è elevare la crescita». Quanto al verdetto della Ue, Boccia dice «era prevista. È evidente che il governo l’ha messa in conto». Ed è anche evidente «che qualcuno lo scontro se lo sta chiamando e la cosa da evitare è che non diventi l’alibi dei prossimi mesi per la campagna elettorale delle Europee per dire che l’Europa è cattiva».

Boccia si è espresso anche sulla riforma delle pensioni e la quota 100 sottolineando che «non é «affatto automatico che a fronte di uno che esce uno entra». «Occorrerebbe - ha aggiunto - un grande piano di inclusione giovani, che significa non solo equità generazionale ma riportare il lavoratore al centro dell’attenzione. Abbiamo una grande questione di disoccupazione giovanile nel Paese, in particolare al Sud che va affrontata con serietà». Critico anche sul reddito di cittadinanza: «La grande sfida del Paese è l’occupazione e il lavoro» ha detto il presidente Boccia a margine dell’assemblea degli industriali di Bergamo.

«Il processo - ha aggiunto - con cui si vorrebbe determinare il reddito di cittadinanza fa pensare in termini critici. Per esempio, il fatto che si possa rinunciare a tre proposte di lavoro per poi non prenderlo, è un elemento a nostro avviso di negatività. Immaginate nel Mezzogiorno del Paese, dove se già ti arriva una proposta di lavoro è un miracolo, come si fa a rinunciare a tre. L’altro elemento è gli 800 euro per 8 ore di lavoro a settimana, quando un giovane al primo impiego, se ne prende 1.200-1.500, deve lavorare 40 ore a settimana. E poi pare, da quello che leggiamo perché qui non c’è un confronto con questo governo ahinoi, che addirittura la proposta deve essere nel raggio di 50 chilometri dal sito in cui vivi».

«Mi sembra - ha concluso - una pedagogia formativa che non mette al centro il lavoro, che rinuncia alla sfida del Mezzogiorno, che è quella dell’occupazione e degli investimenti, e che dà una pedagogia formativa del sussidio e non del lavoro».

E sulla manovra si è espresso anche il presidente di Confindustria Bergamo, Stefano Scaglia, parlando di provvedimenti senza coerenza. «L’anticipo pensionistico è una delle riforme cardine della recente manovra di bilancio; una somma di provvedimenti che rispondono a logiche e ideologie espresse dai due partiti di Governo, mancanti di coerenza e in taluni casi in contrasto tra loro». Lo ha detto il presidente di Confindustria Bergamo, Stefano Scaglia, nel corso del suo intervento all’assembla dell’associazione.

«Ma, al di là del giudizio di merito - ha aggiunto - sui provvedimenti, fortemente criticabili per la loro mancanza di prospettive di crescita e sviluppo e per un marcato orientamento all’assistenzialismo e alla crescita della spesa corrente, ciò che è più rimarchevole e preoccupante è il clima di aggressività e di intolleranza, le espressioni ed il linguaggio e il superamento del senso del limite, in una progressiva rincorsa alla esasperazione di toni e situazioni».

«Esprimiamo - ha proseguito Scaglia - la nostra stima e il nostro pieno appoggio al Presidente Mattarella, garante delle regole della nostra convivenza civile, più volte intervenuto per richiamare al rispetto delle prerogative di ogni organo del nostro ordinamento».

Scaglia ha poi ricordato che l’Europa «è il nostro futuro. Oggi l’Italia ha una occasione storica. Con l’uscita della Gran Bretagna - passaggio peraltro che oggi la maggior parte dei suoi cittadini vorrebbe rivedere - il nostro Paese potrebbe giocare un ruolo decisivo, tra Francia e Germania, determinando le scelte future dell’Unione».

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