Martedì 10 Gennaio 2012

Liberalizzare gli orari dei negozi
I timori di Confesercenti e Adiconsum

Liberalizzare gli orari dei negozi. Ne discuterà giovedì 12 gennaio la Commissione consiliare Affari istituzionali della Regione Lombardia che valuterà lo stato di attuazione della legge regionale a sette anni dall'entrata in vigore. La relazione del Comitato, presieduto da Alessandro Alfieri (PD) ha messo in evidenza che Regione Lombardia ha emanato 3 bandi e sottoscritto 10 accordi di collaborazione con i Comuni, assegnando contributi per circa 9milioni e 200mila euro, finanziando 96 progetti, presentati da 139 Comuni (tra cui Bergamo, Cremona, Lodi, Cinisello B., S. Giuliano milanese, Vigevano e Saronno).

Sull'argomento interviene anche il presidente di Confesercenti Bergamo Giorgio Ambrosioni: «La liberalizzazione - dice - mette i piccoli negozi a rischio: la deregulation aggraverà la crisi del settore, accelerando la desertificazione del centro cittadino. Le decisioni su orari e aperture devono restare alle Regioni: si era raggiunto un faticoso equilibrio che ora verrà compromesso a vantaggio della grande distribuzione».

Giorgio Ambrosioni lancia così l'allarme: le decisioni del governo potrebbero avere un impatto devastante sul piccolo commercio. «Rischiamo di perdere un patrimonio fondamentale, capace di garantire la vivibilità del tessuto urbano e portatore di cultura, esperienza e qualità del servizio. Negli ultimi dieci anni – prosegue Ambrosioni - si è affermata una politica sbagliata, che ha portato a una malintesa modernizzazione della rete distributiva, andata a solo vantaggio della grande distribuzione. Ora si aggiunge la liberalizzazione degli orari. Vogliamo ricordare che lo stesso Parlamento Europeo, poco più di un anno fa, denunciava come il vero rischio per il libero mercato sia in realtà la concentrazione in poche mani delle rete commerciale. Ai liberisti di sempre e a quelli dell'ultima ora vogliamo ricordare che l'attuale gravissima crisi economica è la drammatica dimostrazione che una economia senza regole può solo produrre danni, a volte devastanti».

Per Confesercenti va salvaguardata la funzione economica e sociale dei piccoli negozi: «Botteghe e bar dei centri città non servono solo a far cassa. Per quello basta un centro commerciale. I negozi cittadini sono parti virtuali di un essere pulsante vivo: la città. Le botteghe cittadine sono una delle realtà più antiche del nostro Paese, attorno alle quali prosperava una vita sociale che tutto il mondo ci invidiava. Una liberalizzazione senza regole, con aperture 24 ore su 24, rischia di fare terra bruciata non solo di tanti negozi ma anche della qualità della vita di tutti noi».

Secondo Confesercenti «invece di stravolgere questo tessuto del commercio di vicinato occorre puntare sullo sviluppo integrato del turismo, del commercio e delle attività culturali delle città come centri della conoscenza, mettendo in circuito tutto il grande patrimonio storico, architettonico e culturale. E non dimentichiamo che i piccoli negozi sono anche un utile presidio di sicurezza, antidoto all'imbarbarimento di troppe zone urbane».

Sulla questione anche Adiconsum che chiede soluzioni capaci di garantire sia le esigenze dei consumatori, che quelle dei piccoli commercianti e dei lavoratori dipendenti. «Non è necessario che i negozi, gli esercizi commerciali di prossimità, i supermercati e tutti i Centri Commerciali nelle città stiano costantemente aperti fino a tarda notte, così come non è necessario che nelle festività (1° maggio, Pasqua, ecc.) tutti gli esercizi commerciali siano aperti. Adiconsum propone una soluzione, che andrebbe discussa sui tavoli regionali e comunali con la partecipazione delle Associazioni dei consumatori come quella già attuata con la rete delle farmacie, con una turnazione delle aperture notturne e festive degli esercizi commerciali - sia della piccola che della grande distribuzione».

Secondo Adiconsum la turnazione garantirebbe« il servizio ai consumatori impossibilitati ad effettuare gli acquisti durante la giornata; la possibilità per i piccoli esercizi commerciali di una gestione del tempo di lavoro dignitosa ed una limitazione dei costi di gestione della propria attività; un aumento delle tutele dei lavoratori nella Grande distribuzione e un maggiore servizio di qualità ai consumatori».

fa.tinaglia

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