Martedì 02 Settembre 2014

Mais, prove tecniche di Expo

È la star al Castello Sforzesco

Il mais di Gandino a Milano

Bergamo e il mais: un binomio vincente per affrontare da protagonisti Expo Milano 2015. La conferma arriva direttamente dal capoluogo lombardo, dove domenica è stato presentato Meb 2015 (acronimo di Mais Expo Bergamo), il progetto legato a coltura e cultura di una specie che in terra orobica vanta antiche varietà e realtà scientifiche di livello assoluto.

La mattinata di studio e degustazione si è svolta sul prestigioso «red carpet» del Castello Sforzesco, dove è aperto Expo Gate, la «porta di accesso» all’esposizione universale, destinata ad essere crocevia di milioni di visitatori che dalla città si trasferiranno nell’area espositiva (oltre un milione di metri quadrati) di Rho-Pero. La presentazione ha trovato appoggio ideale nell’iniziativa «Quantomais» che per tutto agosto ha trasformato Expo Gate in un vero e proprio campo. Grazie all’intuizione creativa dello studio A4A Rivolta Salvioni, circa 1.500 piante sono diventate l’accattivante arredo dell’area antistante largo Cairoli. Un impatto originale che ha stupito tanti visitatori (moltissimi gli stranieri) e la curiosità dei milanesi che attorno al Castello trovano spazi per la passeggiata domenicale.

«Un treno da non perdere»

Nello spazio Sforza di Expo Gate a introdurre la conferenza di presentazione di Mais Expo Bergamo è stato Filippo Servalli, referente del progetto e presidente della Comunità del mais spinato di Gandino.

«Expo – ha sottolineato Servalli – è un treno che non possiamo e non dobbiamo perdere per fare di Bergamo la capitale mondiale del mais. Abbiamo eccellenze scientifiche come l’Unità di maiscoltura, l’Orto botanico e l’Università, che ha aderito al Meb2015 attraverso l’Osservatorio Cores. Vantiamo profonde radici culturali, legate alla polenta e a tante specialità che il territorio ha avuto la capacità di valorizzare negli ultimi anni quale utile leva di attrattiva turistica. Centrale è il tema della biodiversità, del dialogo interculturale anche con il sud del mondo: non soltanto scambio di conoscenze per migliorare la produzione, ma anche opportunità di crescita comune grazie a cooperazione e scambi economici».

Il lavoro scientifico dell’Unità di maiscoltura - Centro per la ricerca in agricoltura di Bergamo è stato presentato da Paolo Valoti. «L’Unità nacque nel 1920 – ha spiegato Valoti con un’approfondita relazione – sotto la direzione del professor Zapparoli. Oggi dispone di una sede con un’area di circa 25 ettari, inaugurata nel 1953. Il centro ha in coltivazione e conservazione oltre 700 varietà tradizionali di mais di tutta Italia e circa 6.000 accessioni di tutto il mondo. Decisivo e di estrema attualità l’impegno per elevare la produttività delle colture e salvaguardare le antiche varietà».

Su quest’ultimo tema ha parlato Renato Ballan, presidente del Network degli antichi mais (sette varietà del Nord Italia), di cui fanno parte anche due eccellenze della Val Seriana: il mais spinato di Gandino e il rostrato rosso di Rovetta.

«Il nostro interesse primario – ha detto Ballan – non è quello del mercato. Per convinzioni ideali e scelte convinte coltiviamo con pratiche agricole sostenibili varietà locali, ad impollinazione libera, di altissima qualità gustativa, con precise e distinguibili caratteristiche organolettiche. La domanda e l’apprezzamento del pubblico sono in costante aumento: il tema di Expo diventa per questo strategico e può aiutare tutti a vedere il mondo e l’alimentazione da una diversa angolatura».

«L’Eco café» è ambasciatore

A chiudere gli interventi è stata la frizzante relazione di Claudio Calzana, responsabile dei progetti editoriali e culturali del Gruppo Sesaab, che ha ricordato gli ottimi riscontri del progetto «L’Eco café». Grazie ad un accordo il tour è ambasciatore dei temi Expo in Bergamasca.

A sancire il successo della mattinata milanese è stata l’apprezzatissima degustazione, coordinata da Pro loco Rovetta, Caffè Centrale di Gandino e Ristorante Baraonda di Cirano di Gandino.

Centinaia di visitatori hanno fatto man bassa di frollini, spinette, torte, birra e gelato, ripromettendosi di scoprire la Bergamasca anche a livello turistico, complici le immagini su grande schermo. Con un biglietto da visita tanto appetitoso per molti è stato, e sarà, difficile resistere.

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