Malpensata: il Circolino cambia gestione Risultato: due disoccupati e due precari

Malpensata: il Circolino cambia gestione
Risultato: due disoccupati e due precari

Storico locale, punto di riferimento non solo del quartiere della Malpensata, il Circolino cambierà gestione. A marzo la cooperativa sociale L’Innesto che gestisce il bar in subappalto dalla cooperativa Paci dell’Orto (nata 55 anni fa in memoria dei due partigiani uccisi dai fascisti) ha annunciato che per motivi economici rescinderà anticipatamente il contratto di gestione.

«A nome dei quattro lavoratori in servizio a tempo indeterminato al Circolino abbiamo chiesto di sapere quale sarà il loro destino - ha spiegato Leopoldo Chiummo della Fp-Cgil di Bergamo -. Abbiamo avuto i primi contatti con il rappresentante della cooperativa L’Innesto e con quello della Paci: abbiamo appreso dal primo dell’impossibilità di ricollocare i lavoratori a parità di mansione in cooperativa, dal secondo dell’intenzione di indire un nuovo bando per reperire il nuovo gestore. Attraverso una comunicazione scritta abbiamo così chiesto alla cooperativa Paci dell’Orto di inserire all’interno del bando la clausola sociale di obbligatorietà di assunzione del personale presente al Circolino».

La richiesta sindacale, tuttavia, non è stata accolta: nel bando era espressamente scritto che l’assunzione dei lavoratori non era obbligatoria. «Secondo il presidente della cooperativa Paci dall’Orto, infatti, a quelle condizioni non si sarebbe presentato nessuno. In verità non solo sono giunte diverse proposte, ma addirittura alcune prevedevano l’assunzione di tutti e quattro i lavoratori, proprio come accade normalmente per un qualsiasi cambio di gestione».

L’11 maggio scorso, infine, la Paci dell’Orto ha scelto il nuovo gestore: «Abbiamo nuovamente chiesto un incontro con tutte le parti coinvolte - continua Chiummo -. Il confronto si è svolto il 28 maggio: in quella data abbiamo appreso che il nuovo gestore è intenzionato ad assumere soltanto due delle quattro persone attualmente occupate. Per loro, da un contratto a tempo indeterminato full-time, si passerà ad uno a tempo determinato per tre mesi, poi altri tre, e se tutto andrà bene, solo allora avranno un’assunzione a tempo indeterminato. Per le due persone che non verranno assunte dalla nuova gestione resta la disoccupazione (anche se una è prossima alla pensione). Dunque il cambio di gestione in uno dei presidi storici della cultura di sinistra bergamasca avrà come conseguenza due disoccupati e due precarie. Riteniamo inaccettabile questa soluzione, perciò chiediamo a tutti gli attori coinvolti di rivedere le proprie posizioni e di far sì che non debbano essere i lavoratori a pagare scelte imprenditoriali prese da altri. Siamo pronti ad ogni tipo di iniziativa affinché la situazione trovi una soluzione positiva e ribadiamo la nostra apertura al dialogo».

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